Sullo scandalo del bonus di 600 euro chiesto anche da alcuni esponenti politici, interviene la consigliera di Milano Anita Pirovano la quale rivendica il suo diritto alla misura di sostegno.
Lo scandalo del bonus bonus di 600 euro richiesto anche da cinque deputati e diversi consiglieri comunali ha lasciato indignati tanti cittadini che, da un giorno all’altro, hanno perso tutto. A fronte di imprenditori e lavoratori rimasti senza un lavoro e senza saper come tirare avanti, questa è parsa l’ennesima forma di ingiustizia. Sul fronte parlamentare nessuno è ancora intervenuto per fornire spiegazioni. Per sbloccare la situazione – riporta Il Fatto Quotidiano – il capo dei Cinque Stelle Vito Crimi ha preannunciato che, se i nomi non salteranno fuori spontaneamente, lui chiederà ai parlamentari grillini di sottoscrivere una dichiarazione per autorizzare l’Inps a fornire i dati di chi ha usufruito del bonus. Intanto una consigliera comunale di Milano, Anita Pirovano ha deciso di scendere in campo mettendoci la faccia. Pirovano, in quota Milano Progressista – riferisce Open – si è autodenunciata ma non si sente dalla parte del torto. Anzi, attraverso un post sulla sua pagina Facebook, ha deciso di esporre le ragioni per le quali si sente in diritto di aver beneficiato della misura di sostegno riservata a lavoratori autonomi e partite Iva. Pirovano ha scritto: “Qualcuno mi spiega perché da lavoratrice non avrei dovuto fare richiesta di una misura di sostegno ai lavoratori perché faccio anche politica?La politica non è un lavoro”.
La consigliera, tuttavia, mentre si autoassolve, non esita a condannare i deputati che – come lei – hanno fatto richiesta del bonus durante i mesi di lockdown. Infatti puntualizza che non si possono equiparare onorevoli che guadagnano migliaia di euro al mese e consiglieri che vivono con un reddito appena dignitoso. “Ho un reddito annuo dignitoso, nulla di più. Faccio la spesa, pago il mutuo e ogni tanto mi piace addirittura andare in vacanza. L’impegno a Palazzo Marino non mi garantisce né un’indennità né contributi Inps”. A sostenerla è intervenuto anche un suo collega, David Gentili, che ha dichiarato: “Io ho anche un lavoro part time e ho ricevuto anche la cassa integrazione. Avrei forse dovuto rinunciarvi?Avere un secondo lavoro è fondamentale perché non saremo consiglieri a vita e, inoltre, quando sei malato o devi essere al lavoro il gettone da consigliere non lo prendi”.
Samanta Airoldi
Fonte: Open, Il Fatto Quotidiano, Anita Pirovano Facebook
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