Il capogruppo del PD alla Camera Graziano Delrio, intervistato da La Repubblica, ha lanciato un appello per la riforma del sistema del voto. Poi, ha aggiunto qualche parola sui migranti.
“Sui migranti passi in avanti, ma non basta“. Lo diceva qualche settimana fa Graziano Delrio alle pagine de Il Fatto Quotidiano. E i migranti restano uno dei temi principali delle battaglie portato avanti dal dem. E, con lui, tutto il PD. Intervistato da Repubblica, questa volta, il capogruppo ha commentato la questione dello ius culturae, da sempre una sua battaglia. Tuttavia, il Ministro D’Incà appoggiato dal M5S, ha ribadito che in questo momento il Governo non può occuparsene. Ci sono infatti questioni che premono, a Palazzo Chigi. Prima tra tutte, rilanciare l’economia dopo il collasso causato dal Covid-19.
Quanto alla linea inaugurata da Luigi Di Maio – che minaccia di bloccare i fondi della cooperazione se la Tunisia non affonderà i gommoni diretti in Italia – il democratico sostiene la necessità di aiutare i Paesi in profonda crisi economica, se l’obiettivo è fermare gli sbarchi. Negli anni 90, ricorda Delrio, si riuscì a bloccare gli sbarchi dall’Albania attraverso il rafforzamento delle istituzioni democratiche e l’economia di quel Paese. “Al tempo stesso è però giusto chiedere che Tunisi si impegni a garantire la legalità flussi. Oltretutto è interesse dell’Italia difendere la stabilizzazione di uno dei pochi governi democratici di quell’area”, ha proseguito il politico. Quanto ai tempi per votare la legge elettorale alla Camera, Graziano Delrio resta ottimista e invita gli alleati “a rispettare gli accordi presi in maggioranza”.
Perché questa legge è così importante? Perché l’attuale assetto istituzionale del Paese è a rischio e rischia di produrre maggioranze in grado di cambiare da sole, senza il necessario dialogo con le opposizioni, la nostra Carta fondamentale. “Ecco perché il Pd ha fretta. Non credo esista cosa più importante della difesa della Costituzione”, spiega il deputato che invoca una legge proporzionale. Si rischia, se non si mette in campo questo correttivo, di non avere, in entrambe le Camere, la rappresentanza piena di tutte le forze politiche e di tutte le Regioni, specie più piccole. Non a caso, quando il governo giallorosso è nato, ha predisposto un programma di riforme costituzionali a tre gambe: riduzione del numero dei parlamentari; equiparazione dei requisiti dell’elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato, unita alla revisione delle circoscrizioni del Senato; modifica della legge elettorale in senso proporzionale. Se le prime due gambe sono state messe in piedi, manca la terza e il tavolo non sta in piedi. Tuttavia, senza l’appoggio di Italia Viva – che ha fatto retromarcia sulla decisione – i voti per approvare il proporzionale alla Camera non ci sono.
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