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Politica

Luciano Benetton: “Ci trattano come una cameriera, dopo che abbiamo distribuito ricchezza”

L’indomani dell’accordo del Governo sul futuro di Autostrade, a parlare è l’imprenditore 85enne, che accusa un sistematico e denigratorio attacco nei confronti della sua famiglia. 

L’accordo trovato nella Maggioranza del Premier Giuseppe Conte  per il rilevamento delle quote societarie di Aspi della famiglia Benetton dal parte di Cassa Depositi e Prestiti, con l’uscita degli imprenditori veneti dal Cda di Autostrade, lascia strascichi profondi sia nel Governo che nel mondo aziendale italiano. A parlare questa volta sono proprio i Benetton che speravano in una trattativa migliore – nelle forme e nella sostanza – dopo aver accettato di non voler forzare la mano sulla richiesta di revoca. Eppure, l’intensa sbandiera come grande successo dall’Esecutivo giallo-rosso ha lasciato in molti con l’amaro in bocca. Ieri il titolo di Atlantia ha guadagnato 24 punti a Piazza Affari, facendo volare i titoli a 15,4 euro portando gli asset della società ad un valore complessivo di 8,1 miliardi di euro. Detta così, pur precisando che l’accordo prevede risarcimenti e limiti di quote, Cdp dovrà mettere sul piatto un enorme liquidità per rilevare la maggioranza di Autostrade, lasciando a Benetton fondi necessari per reinvestire in altre holding del gruppo.

La necessità dell’azione del Governo parte da un presupposto: la tragedia del Ponte Morandi, causata dalla scarsa manutenzione del viadotto, confermata da diversi dossier ministeriali ma che sarà la Magistratura eventualmente a valutare nelle singole responsabilità. Gilberto Benetton, a settembre del 2018, accusò i manager – che fece rimuovere tutti in tronco dopo i fatti di Genova – e disse di essersi fidato troppo dei dirigenti aziendali dell’epoca. Fu il Governo giallo-verde di allora, formato da Lega Movimento 5 Stelle a parlare per primo di revoca. Poi è arrivato, sempre guidato dal Premier Conte, il Governo PD-M5S e si è passati all’uscita della famiglia da Autostrade. Tra le tante dichiarazioni di queste ore, e le accuse come quelle del Ministro Luigi Di Maio all’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini, mancava la voce proprio della storica famiglia veneta.

Come racconta Il Corriere della Sera, il primo a sfogarsi è stato Luciano Benetton, 85enne, colui che insieme a sua sorella Giuliana, negli anni ’50 fondò uno dei più noti marchi di moda del mondo. Per poi unirsi insieme agli altri fratelli Gilberto e Carlo, morti entrambi nel 2018, per creare uno dei più grandi imperi imprenditoriali di questo Paese. Ma le storie di Benetton e quella della politica italiana si intrecciano e si aggrovigliano si dalla privatizzazione della rete di autostrade – fino ad allora monopolio – e della rete di autogrill. E’ la grande fortuna dei Benetton, più dei 4.700 negozi sparsi per il mondo, era, per quello che venne definito all’epoca sulla base delle successive concessioni: “Un grande regalo del centrosinistra”. Oggi nel Cda siedono i figli dei fondatori: Alessandro, figlio di Luciano, Franca figlia di Giuliana, Sabrina, figlia di Gilberto e Christian, figlio di Carlo. Sono stati loro a seguire la lunga notte del Cdm della Maggioranza.

Luciano, invece, è rimasto nella sua Villa Manelli. Si è sfogato – ha spiegato Repubblica – con i suoi amici più stretti. Con Gianni Mion, richiamato alla gestione della holding più forte del gruppo Edizione. Quello che non ha digerito è stata l’ondata di attacchi ricevuti l’indomani della tragedia, l’utilizzo del nome di Benetton per accuse reciproche di sovvenzionamenti e sostegni. Per Luciano Benetton: “Mi indigna la sistematica opera di demonizzazione del nome della nostra famiglia, promossa dai vertici dello Stato. Un tentativo di un esproprio fin dal primo istante”. E mentre i Benetton annunciano battaglia – legale? – dalle prime fonti tutto sembra in realtà, tranne che un esproprio. Lo Stato requisirà, ma comprerà. E a caro prezzo. Ed ha fornito a Benetton ben due vie d’uscita per la trattativa.

Ha continuato Luciano Benetton: “Ci stanno trattando peggio di una cameriera. Noi, che per mezzo secolo abbiamo contribuito al boom economico dell’Italia. Non possiamo accettare di essere trattati come ladri, dopo aver distribuito tanta ricchezza”I Benetton temono per la tenuta del brand, che la politica avrebbe, con le sue parole e i suoi attacchi, collegato per sempre alla tragedia di Genova. Nelle ultime ore, spiegava l’imprenditore, la famiglia aveva deciso di scendere in minoranza, gli attacchi delle ultime ore non hanno fatto altro che bombardare il titolo. Nessuno si aspetta che la storia finisca qui – passerà almeno un anno prima dell’uscita definitiva di Benetton da Autostrade – e sono in pochi a pensare che questa sia effettivamente la fine di uno storico marchio. Anzi. I contraccolpi del gruppo si faranno sentire presto.

 

 

Fonte: Il Corriere della Sera, Repubblica

 

 

Pubblicato da
Mario Cassese

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