Da luglio sarà effettivo il taglio del cuneo fiscale che interesserà 16 milioni di lavoratori. Il prossimo passo sarà una grande riforma fiscale, dice Luigi Di Maio.
Limitare gli effetti della crisi economica causata dal Coronavirus supportandoci l’un l’altro per risanare il tessuto sociale ed economico che ormai da mesi sta andando distrutto. Questo, a grandi linee, il senso di un post di Luigi Di Maio in cui si ribadisce, in sostanza, la necessità di una strategia comune ed integrata da attuare con il supporto dell’Europa. “Se l’Europa vuole salvarsi servono misure straordinarie”, scrive il Ministro degli Esteri. Il pentastellato ha inoltre annunciato, scrive Ansa, una grande e ambiziosa riforma fiscale che dovrà interessare tutti, in quanto “il tema delle tasse esiste e va affrontato con coraggio”. Dal primo luglio sarà inoltre effettivo il taglio del cuneo fiscale, che interesserà 16 milioni di lavoratori con aumenti in busta paga fino a 100 euro al mese. Un passo avanti – dopo il fallimento del taglio dei vitalizi – a cui ne dovrà seguire un altro per sostenere famiglie, lavoratori e imprenditori.
Tuttavia, i buoni auspici si scontrano con una realtà problematica e sicuramente meno propositiva. Le risorse, sia per la riforma fiscale sia per il rilancio degli investimenti, mancano. E potrebbero essere prese dai 37 miliardi del Mes e dal Recovery Fund da 172 miliardi. I due scostamenti di bilancio votati dal Parlamento, a cui ne seguirà un terzo secondo quanto annunciato dal Ministro Roberto Gualtieri, sono stati impiegati in sussidi: cassa integrazione causa-Covid, reddito di emergenza e bonus fiscali per le imprese maggiormente colpite. Soltanto 1 miliardo di euro previsto nel Decreto Bilancio è destinato agli investimenti in infrastrutture. Nel nuovo decreto, in cui saranno annunciate ulteriori misure anticrisi, si parlerà ancora di sussidi, come il taglio della contribuzione per i settori più colpiti e il prolungamento della cassa integrazione. Non c’è traccia del decreto Semplificazione, il provvedimento per sbloccare le opere pubbliche, che il Premier Conte agli Stati generali aveva promesso per la scorsa settimana, scrive Il Corriere.
Quanto al programma nazionale di riforma, tre sono i miliardi di euro che spetterebbero all’Italia se attivasse il fondo Salva Stati del Mes corroborare la richiesta degli fondi del Recovery Plan. 200 miliardi di grandi opere sono invece bloccate dalla burocrazia, mentre con i 37 miliardi del Mes con unica condizionalità di spese sanitarie dirette e indirette il Governo potrebbe dare nuovi fondi alle infrastrutture o a un fisco temporaneamente meno invasivo.
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