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Minori abusati, il giudice dell’inchiesta: “I colleghi mi hanno tolto il saluto, ma facevo il mio lavoro”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:57
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È un atto di accusa, in primis nei confronti dei propri colleghi magistrati, quello del sostituto procuratore di Firenze Ornella Galeotti, Pm del processo sul caso del Forteto, la comunità di Vicchio del Mugello il cui fondatore Rodolfo Fiesoli è stato condannato in Cassazione a novembre a 14 anni e 10 mesi per abusi sessuali e maltrattamenti, anche su minori.

forteto pm - Leggilo

Oggi il Forteto è una fiorente cooperativa agricola a pochi chilometri da Firenze, ma diversi anni fa è stato teatro di storie di orrori. Era il 1977, ricorda Fanpage, quando a Farneto, un piccolo comune in provincia di Perugia, 30 giovani occupano un casolare ai piedi delle colline guidati da due comunisti toscani: Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi. L’obiettivo era fondare una comunità pastorale che seguisse un percorso esistenziale improntato al rifiuto dei legami familiari. Dopo poco tempo, la comunità diventò una Cooperativa attiva nel settore caseario. Intanto, il Tribunale per i minorenni inizia a concedere alle coppie del Forteto, tutte senza figli, l’affidamento di minori provenienti da situazioni di grande disagio.

Nel 1978, arrivano le prime denunce a carico di Goffredi: maltrattamenti e corruzioni di minore. Per questo, il padre’ del movimento anticonformista il 20 dicembre 2011 viene arrestato con l’accusa di atti di zoofilia e pedofilia. Rodolfo Fiesoli viene invece accusato di atti di libidine violenta, e sarà condannato, nel 1985, per pedofilia. Contro l’inchiesta del Pubblico ministero Carlo Casini si schiera anche il Presidente del Tribunale di Firenze, Gian Paolo Meucci che, dopo il ritorno di Fiesoli in comunità, gli assegna l’affido di un bimbo down. La comunità, insomma, colleziona riconoscimenti. E’ una mamma italo-belga a rivolgersi alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo, che nel 1998 accoglie il suo ricorso contro il Tribunale di Firenze, colpevole di averle imposto di troncare ogni relazione con i figli ospiti del Forteto. Strasburgo condanna l’Italia a pagare una multa di 200 milioni di lire per quanto accaduto al Forteto, una vicenda a tratti simile a quella di Bibbiano. 

Intanto, la regione Toscana istituisce una commissione di inchiesta per mettere in ordine le violazioni di Fiesoli: nella relazione finale della Commissione d’inchiesta della Regione Toscana appaiono i nomi e cognomi dei politici locali e nazionali ascoltati a vario titolo per le attività del Forteto. Le testimonianze delle vittime fanno cenno di percosse, abusi, sfruttamento del lavoro minorile, violenze sessuali da parte dei genitori affidatari sui figli. Anche Matteo Renzi, allora Sindaco di Firenze, affermò che “i responsabili devono pagare” salvo poi, pochi mesi dopo, rifiutandosi di aprire un’inchiesta parlamentare e di commissariare la cooperativa.

Le condanne

Nel 2017 Fiesoli viene condannato dalla Cassazione a scontare 15 anni di carcere: ma, dopo soli 7 mesi, viene scarcerato perché la sentenza della Cassazione non è da considerarsi definitiva. Lo scorso novembre, la IV sezione penale della Cassazione, condanna a 14 anni e 10 mesi Rodolfo Fiesoli e a 6 anni e 4 mesi per Daniela Tardani, una delle donne affidatarie di minori accusata di violenza sessuale di gruppo insieme a Fiesoli. “Le violenze e gli abusi nella comunità erano logica conseguenza della messa in pratica delle teorie predicate da Fiesoli”, scrivono i Giudici nelle motivazioni della sentenza. Ad accompagnare Fiesoli c’era la sua affidataria, Tardani, che lo aveva accompagnato “per favorire il suo benessere”. Condannati anche i suoi collaboratori appartenenti alla comunità. Dai Giudici, è’ stata sottolineata la gravità dei fatti commessi, i danni cagionati alle vittime, l’intensità del dolo dimostrata nell’accettare e portare a compimento le regole ideate da Fiesoli e Luigi Goffredi, deceduto a causa un’emorragia cerebrale.

“Mi sono sentita sola, ma facevo il mio lavoro”

Ad oggi, però, le accuse di Ornella Galeotti, Sostituto Procuratore, sono ancora forti. Ascoltata dalla Commissione parlamentare, la Pm ha ricostruito gli atti dell’inchiesta lanciando accuse nei confronti dei suoi colleghi. “Mi sono sentita molto sola e ho ricevuto un genere di atteggiamenti e pressioni che non mi è mai più capitato”, ha detto la donna, riporta Il Fatto Quotidiano.  La Pm ha spiegato che, oltre alle 14 persone che si erano costituite parte civile, c’è un enorme numero di persone che non ha fatto denuncia, o non ha voluto farlo. A inizio processo, a ottobre 2013, infatti, la vecchia legge sulla prescrizione non era ancora entrata in vigore. Pertanto, per molte condotte gravissime non si è potuto procedere, mentre moltissime condotte di abuso di ufficio condotte da Pubblico ufficiale risultavano già prescritte. Il clima e gli atteggiamenti, insomma, erano quelli di “omertà diffusa e collettiva, multiforme” da parte delle Istituzioni. Diverse pressioni sarebbero arrivate al Magistrato, che ha deciso di non rivelare nomi e cognomi chiarendo solo che “le pressioni non sono arrivate dalla politica”.

“Possiamo dire che erano modalità molto scivolose, un po’ lumacone, per arrivare a stipulare degli accordi con il collegio di difesa di Fiesoli. La Procura ovviamente non ha ceduto ed è tutto proseguito senza conseguenze”, ha raccontato la Pm che ha confermato il fatto che l’inchiesta e il processo non siano avvenuti in un clima favorevole: “Io ero considerata il soggetto deviante nell’ambiente fiorentino. Ho visto cose a questo processo che non ho visto neanche in Calabria”. Molti colleghi, insomma, le avrebbero tolto il saluto, mentre pochissimi sono quelli che le hanno dato sostegno, come il Procuratore Capo di Firenze Giuseppe Creazzo, che ha dato segni di presenza nel processo. “Complessivamente c’era la sensazione, e mi è stato anche detto, che era tutta una sciocchezza”, ha proseguito.

La comunità del Forteto era insomma un ambiente protetto. A testimoniarlo, il fatto che nel Cda della cooperativa agricola era entrato Giovanni Malpica, fratello di Malpica direttore del Sisde, in quel momento era sotto processo a Roma per la storia dei fondi neri. A quel punto, è stata avviata una valutazione, con la polizia giudiziaria, sulla possibilità di svolgere intercettazioni telefoniche e ambientali. “Abbiamo scoperto che il Forteto aveva un livello di sicurezza delle intercettazioni altissimo. Non c’era possibilità di controllo”, ha riferito la donna. Inoltre, quando è stata fatta uan perquisizione non è stato trovato nulla, pur avendo informazioni confidenziali che avevano indicato che i computer utilizzati fossero in un luogo preciso. Prima di concludere, la donna ha rivelato di aver passato l’estate 2012 a “piangere leggendo gli atti e le carte che riguardavano bambini mandati al Forteto”.

Fonte: Il Fatto quotidiano, Fanpage