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Italia, primo Paese a chiudere le scuole, l’ultimo ad aprirle. E sale la protesta contro il Ministro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:02
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Confusionario, senza fondi e con numerose deleghe ai presidi e alle Regioni: il piano per il rientro dei ragazzi nelle scuole è riuscito a compattare il fronte anti-Azzolina. Si dovrebbe partire il 14 settembre: ma restano nodi fondamentali da sciogliere. 

Azzolina sotto il fuoco incrociato di Regioni e sindacati: il piano della scuola bocciato da tutti - Leggilo.org

Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha presentato, nella serata di ieri, la bozza del piano per la riapertura delle scuole. Come era già stato anticipato, viene indicata la data del prossimo 14 settembre come quella più probabile per la riapertura delle aule agli studenti, ma nulla può essere confermato prima dei dati epidemiologici di inizio settembre. Come spiega Ansa, si tratta di linee guida a cui hanno lavorato anche 18 tecnici – e non di un vero e proprio progetto – che prevede frequenza a turni differenziati all’interno della stessa classe, l’aggregazione di classi diverse – quindi anche di età – e la possibilità di utilizzare locali esterni agli edifici scolastici, come palestre o parchi. La didattica a distanza verrà notevolmente ridotta e ad ogni modo prevista soltanto per le scuole secondarie di 2° grado; la mensa dovrà essere organizzata su due o più turni per evitare l’affollamento dei locali oppure gli enti locali potranno studiare soluzioni alternative come il consumo del pasto in aula. Sono – come si può ben notare – dei principi molto generici che non tengono minimamente conto dello stato in cui versa la scuola italiana nè rispondono alle esigenze, e alle preoccupazioni, degli studenti nelle aule.

Eppure saremo l’ultimo Paese tra i grandi d’Europa – pur essendo stati i primi a chiudere tutto – che farà tornare i propri ragazzi nelle classi. In linea di massima si scaricano le responsabilità sui presidi (che avranno il compito di adeguare gli istituti che dirigono alle direttive) e agli enti locali, a cui toccherà decidere nello sciagurato caso di ritorno – o sospetto tale – di casi Covid. E in che modo ciò dovrebbe avvenire? E’ quello che si sono chiesti i sindacati che ieri per primi hanno ascoltato, in videoconferenza, la bozza attuativa. Che fare con le classi pollaio che rendono praticamente inattuabile il distanziamento sociale? E con quali soldi si dovrebbero adeguare strutture ampiamente fatiscenti alle nuove normative? E quali saranno le responsabilità dei dirigenti scolastici? Queste e altre – ovvie ed opportune – domande non hanno avuto risposte sia dal Ministro Azzolina che dal Ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, in presenza anche di uno scettico Ministro della Salute Roberto Speranza. Per il Ministro Dem: “Il documento della scuola è ben fatto, e auspico un’intesa su un un tema così importante”.

Richiesta irricevibile, quando il Ministro Azzolina ha confermato la norma di distanziamento di almeno un metro tra gli studenti. Per la mascherina – invece – sarà obbligatoria dai 6 anni in su, ma la direttiva potrebbe essere rivista, oppure applicata soltanto in territori dove l’indice di contagiosità è elevato. Come spiega HuffingtonPost, per il previsto via libera del Governo sono pronte almeno 60 piazze di protesta in tutto il Paese, organizzate dal comitato “Priorità alla Scuola”. Antonio Giannelli, Presidente dell’Associazione Presidi, si dice preoccupato dalla bozza: “Non contengono indicazioni operative né definiscono livelli minimi di servizio”. Mentre la Presidente dell’Age, Associazione Italiana Genitori, Rosaria D’anna chiede al Ministro di chiarire le norme previste per la sicurezza: “Siamo preoccupati per l’incertezza rispetto a quello che si dovrà fare per il ritorno a scuola e che al momento non è chiaro”. 

Il segretario generale della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, ha commentato durante la videoconferenza: “Più onesto sarebbe dire che non sono previste risorse e che ci si deve arrangiare con quello che abbiamo”. Il nodo principale è – com’è facilmente intuibile – quello dei fondi. In assenza di essi sarà pressochè impossibile adeguare le strutture scolastiche. Il timore è che con questo piano possano aumentare le differenze, sul piano della qualità scolastica, sul territorio nazionale. Chi ha di più attrezzature e mezzi se la caverà. Pino Turi, di Uil Scuola, aggiunge che: “Il piano è ingarbugliato e puntare sui privati e sul volontariato è pura illusione, la sussidiarietà orizzontale sulla scuola non esiste”. Stroncatura netta anche da parte di Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, che ha parlato di mancanza di un cronoprogramma definitivo e degli aggiornamenti del Comitato Tecnico-Scientifico. Anche per questi motivi è stato l’incontro tra il Governo e le Regioni, Provincie e Comuni sulle linee guida degli enti locali. I quali però, anche loro promettono battaglia e non vogliono restare con il cerino in mano passatogli dal Ministro Azzolina.

 

Fonte: HuffingtonPost, Ansa

 

 

HuffingtonPost, Ansa