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Ospedali affollati ad agosto. La nuove inchieste dicono che sull’epidemia la Cina è l’unica colpevole

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:13
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Un’ inchiesta dell’agenzia Associated Press assolverebbe l’Organizzazione Mondiale della Sanità da ogni accusa e imputerebbe la colpa dell’epidemia unicamente alla Cina: il virus circolerebbe già da ottobre 2019

Erano gli inizi del 2020 quando il Coronavirus  ha iniziato a  diffondersi a macchia d’olio – partendo dalla Cina – generando uno stato di emergenza generale e di conseguente terrore. Ed è proprio su queste basi di paura e incertezza  che si sono diffuse sin da subito le ipotesi più svariate. Tra le più conclamate, l’ipotesi – sostenuta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump -che vedrebbe  la Cina come principale colpevole. Ipotesi ora supportata anche dallOms. L’ accusa che viene mossa alla Cina è di non aver avvisato per tempo le autorità, contribuendo a insabbiare la situazione e permettendo così di agire ai singoli Paesi solo a emergenza scoppiata. Trump – riporta il Corriere, – sosterebbe, ormai da settimane, di essere in possesso di prove schiaccianti contro la Cina ma di non poter aggiungere altro. In virtù delle sue teorie mai provate, il Presidente degli usa ha deciso di tagliare i fondi americani, di circa 450 milioni di dollari, all’Oms. Ma ora le carte in tavola potrebbero cambiare. Infatti – riferisce la Repubblica  – un’ inchiesta dell’Ap  libererebbe l’Oms da ogni accusa. Sulla base di documenti top-secret dell’Oms e registrazioni di incontri privati, l’inchiesta scagionerebbe Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’ex-ministro della sanità dell’Etiopia diventato direttore generale dell’Organizzazione. L’unico colpevole di questa pandemia sarebbe,, dunque,  la Cina e in particolare Pechino.  Non solo il Paese avrebbe ritardato nel comunicare l’evoluzione dell’epidemia, ma  sarebbe stata poco trasparente anche per quanto riguarda la questione del genoma – ovvero la mappa genetica del virus, indispensabile per comprenderlo e trovarne un vaccino. Da quanto riportano le fonti,  la presenza del Coronavirus a Wuhan sarebbe stata rilevata per la prima volta il 27 Dicembre 2019 da Vision Medicals – un centro privato cinese – oltre che da altri centri, ma sono dovuti passare mesi prima che la verità uscisse fuori. Il 5 gennaio 2020 il virologo cinese Zhang Yongshen – Boston University of Publich Health e Boston Children’s Hospital – fece trapelare la notizia ma l’Oms, all’epoca, dichiarò l’assenza di rischio per una trasmissione uomo – uomo. La verità, come sappiamo, è ben diversa e nel giro di poche settimane il virus si è diffuso in tutto il mondo, provocando un elevatissimo numero di decessi. L’Onu e le sue agenzie avrebbero chiesto maggiori informazioni, ottenendo in cambio solo il silenzio di Pechino.

Ma non finisce qua e nuove informazioni giungono anche da un’analisi delle Università di Harvard Medical School, Boston University of Publich Health e Boston Children’s Hospital, la quale ha studiato le immagini satellitari dei parcheggi dei principali ospedali di Wuhan – tra gennaio 2018 e aprile 2020. Come riporta l’ Ansa è stata riscontrata un’impennata nel numero di veicoli fuori dai principali ospedali lo scorso inverno. Tutto lascia immaginare che il Covid-19 fosse già presente in città da mesi. Secondo lo studio vi è stato un notevole aumento a partire da agosto 2019 con un picco a dicembre 2019. Quanto all’analisi delle ricerche sul web si è notato un aumento delle parole “diarrea” e “tosse“, in particolare nelle 3 settimane precedenti al picco dei casi confermati.  Gli autori dello studio affermano che, sebbene non si possa dichiarare una sicura correlazione tra il virus e l’aumento di traffico nei pressi degli ospedali, ciò che hanno scoperto è di supporto ad altri lavori recenti che collocano l’inizio della diffusione del virus ben prima della fine di dicembre.

Cina focolaio di epidemie

L’attenzione mediatica negli ultimi tempi si è concentrata sul Paese asiatico per cercare di capire capire il motivo per cui sia il focolaio di numerose epidemie scoppiate nel corso degli anni. A esporre il caso è Insideover, citando le condizioni in cui versa un Paese tanto vasto. E’ stato preso  a esempio Guandong,  una delle regioni più densamente urbanizzate al mondo nonché principale motore della crescita economica cinese. Qui è forte la  presenza di enormi capannoni in cui vivono stipati milioni di animali pronti al macello e alla vendita. Guandong nasconde quindi due facce di una stessa medaglia: da una parte quella industrializzata e all’avanguardia, dall’altra una vera e propria bomba sanitaria pronta a scoppiare. Ed è proprio qui, infatti, che hanno avuto origine virus di ogni tipo.  Tra le epidemie che hanno avuto origine in questa zona ricordiamo: il Goose Guandong virus ,o  Virus dell’oca e la Mers, nata nel maggio 2015, parente dell’attuale Covid-19.

Simona Contaldi

 

Fonte: Corriere, Repubblica, Insideover, Ansa