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Cronaca

Il presidente della società italiana di virologia: “Presto addio alle mascherine”

Il Governatore della Lombardia Attilio Fontana sostiene che le mascherine dovranno essere indossate fino all’arrivo di un vaccino. Ma secondo il presidente della Società italiana di virologia Arnaldo Caruso, già a giugno potremo liberarcene senza rischi.

I dati della Protezione Civile sulla situazione di oggi ci informano che i casi attualmente positivi scendono a 36.976, registrando una decrescita di 1453 persone rispetto a ieri. Da ieri si registrano infatti 518 nuovi casi, ieri l’aumento era di 177, concentrati soprattutto in Lombardia  che registra un + 402 il 77,6% del totale,

Nelle ultime ventiquattro ore  si sono registrati 85 decessi che portano il totale a 33.774. Il numero complessivo dei dimessi e dei guariti raggiunge quota 163.781, + 1886 rispetto a ieri. I ricoverati con sintomi scendono a 5301 con un decremento di 202 pazienti. mentre nelle terapie intensive si trovano 316 persone, – 22 rispetto a ieri. Ad oggi, in Italia, il totale delle persone che ha contratto il virus è 234.531, +518 rispetto a ieri.

Le mascherine dividono i politici e gli scienziati

Diverse volte, durante questi mesi di emergenza, abbiamo visto politici e scienziati scontrarsi. Perché se è pur vero che spetta alla politica l’ultima parola su come gestire il Paese, è altrettanto vero che, quando si tratta di infezioni virali, dobbiamo tutti rimetterci alla scienza e ai medici. Una battaglia da cui sembra nessuno voglia uscire sconfitto è quella sulle mascherine. Qualche giorno fa il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha dichiarato che dovranno diventare il nuovo accessorio alla moda dell’estate 2020. E a ruota sembra seguirlo il leghista Attilio Fontana che amministra, invece, la Regione Lombardia. Fontana – riferisce Askanews – ospite a Mattino 5, ha dichiarato che, con ogni probabilità, la mascherina dovremo continuare ad indossarla fino all’arrivo del tanto atteso vaccino: “Quelli credo siano comportamenti che forse andranno tenuti anche quando ci si avvicinerà al contagio 0. Perché credo che finché non ci sarà un vaccino, qualche attenzione dovrà esserci sempre”. Opinione, quella di Fontana, evidentemente non condivisa dal suo collega di partito Luca Zaia che, invece, da qualche giorno ha abolito l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto in Veneto. Il governatore lombardo motiva la sua idea asserendo di essersi confrontato con diversi scienziati i quali gli avrebbero garantito che la mascherina è il mezzo principale per evitare il contagio da Covid.

Ma non tutti la pensano così. Infatti il presidente della Società italiana di virologia, il professor Arnaldo Caruso – intervistato da La Stampa – ha dichiarato che il virus sta perdendo forza e che, già a giugno, mascherine e distanziamenti potrebbero non essere più necessari: “Già a giugno potrebbero non essere più necessarie mascherine, distanziamento sociale e sanificazioni. Questo perché il virus si sta adattando all’uomo diventando meno pericoloso. Anche se non si possono escludere concause come l’effetto delle temperature più elevate e il filtro dovuto a mascherine e distanze”. 

Il virologo si mostra piuttosto ottimista anche su un’ipotetica seconda ondata. Mentre il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri si è già dichiarato praticamente certo di una nuova ondata in autunno, Caruso, pur essendo il presidente della Società italiana di virologia, ci va più cauto e asserisce che, trattandosi di un virus ricombinabile, potrebbe sì tornare ma molto più mite e trasformarsi, davvero, in una specie di influenza. “Dovrebbe smorzarsi e potrebbe diventare davvero come un’influenza. Nelle prossime settimane il ritorno dei contagi sarà molto limitato e i sintomi modesti”.

Politica e scienza, quindi, sembrano – almeno in questo caso specifico – imboccare due strade diverse. L’atteggiamento del governatore lombardo Fontana che potrebbe apparire – alla luce delle dichiarazioni del professor Caruso – eccessivamente prudente potrebbe essere dovuto al fatto che la Lombardia è stata la Regione colpita più duramente dal Coronavirus. Solo nel primo trimestre del 2020 ha registrato oltre 16.000 morti in più rispetto allo stesso periodo del 2019. E, ancora oggi, i casi – pur in forte calo – continuano ad essere molti rispetto al resto d’Italia. La Regione Lazio del Dem Zingaretti, al contrario, nel primo trimestre 2020 ha registrato addirittura meno decessi rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente

Fonte: Protezione Civile, Askanews, La Stampa

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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