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Cronaca

Le mascherine causano svenimenti e problemi respiratori, ma in Piemonte sono obbligatorie

Mascherine. Tutti le chiedono, tutti le vogliono, molti le obbligano. Eppure, secondo gli esperti, l’uso prolungato dei dispositivi di sicurezza contro il Coronavirus potrebbe mettere a grave rischio la nostra salute. 

Agli inizi di febbraio, quando l’epidemia da Covid-19 cominciava a dilagare in tutto il paese, ci fu una corsa contro il tempo per accaparrarsi le mascherine, allora introvabili e costose. I dispositivi di sicurezza personale, infatti, sarebbero l’unica arma idonea a proteggerci dal virus. Pertanto, oltre alle richieste provenienti da ogni parte, le riserve sono state esaurite in breve tempo e alla domanda si è cercato di far fronte con produzioni sempre maggiori da parte delle aziende. Tuttavia, come riporta il Giornale, negli ultimi giorni si discute sempre di più sui possibili effetti collaterali che potrebbe comportare un uso prolungato della mascherina. Come spiega il Dr Russel Blaylock – neurochirurgo e Medico della National Health Federation – alcuni  sintomi dovuti all’uso dei dispositivi possono essere mal di testa, problemi respiratori, ipossia e ipercapnia, ossia un amento dell’anidride carbonica nel sangue. Le mascherine più “pericolose” sono quelle più chiuse e protettive, mentre quelle di stoffa permetterebbero un ricircolo d’aria maggiore. Ad esempio, la mascherina N95, sebbene filtri quasi completamente le particelle, compromette molto la respirazione. Anche le mascherine chirurgiche, tuttavia, vengono messe in dubbio: potrebbero infatti causare ipossia e inibire le principale cellule immunitarie – linfociti T Cd4+ -, rendendo l’individuo più soggetto a infezione.

A spiegare la differenza su Fanpage tra le varie mascherine è Paolo Esposito, specialista in Medicina del Lavoro, che invita a sceglierle a seconda del rischio a cui si è esposti. I fastidi riscontrati – arrossamenti, pruriti e acne sul volto – sono causati , spiega il medico, dai materiali con cui cui le mascherine sono fatte, “principalmente poliestere o polipropilene nel cosiddetto TNT (Tessuto Non Tessuto) per le chirurgiche.” Al loro interno, inoltre, lo scambio d’aria esterna e interna aumenta l’umidità della mascherina creando delle modifiche nella nostra cute per adattarsi all’ambiente. Da contare poi lo sfregamento creato dal contatto della mascherina col volto, particolarmente alto nelle mascherine occlusive – FFP2/FFP3 senza valvola. Un’iniziale soluzione, secondo l’esperto, in casi di uso prolungato  potrebbe essere l’applicazione di una “crema barriera” che possa lenire la pelle o di un cerotto di carta traspirante nei punti sensibili. Molto importante, infatti, è la fase “successiva all’uso”, in cui andrebbe svolta un’operazione di detersione e idratazione. Infine si sbilancia su alcuni casi in cui l’uso della mascherina è di ostacolo, come accade per lo svolgimento di sport all’aria aperta. Si tratta di situazioni in cui, spiega, si respira un quantitativo di anidride carbonica maggiore creando uno squilibrio acido/base del corpo. Alcuni sintomi negli sportivi potrebbero essere mal di testa, svenimento, stati confusionali, fame d’aria, fiato corto e aumento della pressione. La mascherina è quindi sconsigliata negli sport aerobici.

Mascherine obbligatorie all’esterno

Nel frattempo, in alcune Regioni ne diventa obbligatorio l’uso all’esterno. Alla Lombardia e al Veneto, si aggiungerà nei prossimi giorni anche il Piemonte in vista del ponte del 2 giugno – per il quale si prevede un aumento della “movida” con i conseguenti rischi. Come riporta Repubblica, per non incorrere nel rischio di una nuova ondata il Presidente della regione Alberto Cirio – in accordo con il prefetto di Torino Claudio Palomba – ha avanzato la proposta per un periodo di sei giorni: dal 28 maggio al 2 giugno. A spingere il governatore a mettere le mani avanti è l’entusiasmo dimostrato dai cittadini negli ultimi giorni, creatosi per la riapertura dei locali di sera e per lo spettacolo delle frecce tricolore a Torino. Dopotutto il Piemonte è tra le regioni italiane che più hanno faticato a intraprendere la strada della guarigione e che raggiunge sono negli ultimi giorni una linea dei contagi stabile e incoraggiante.

Fonte: Il Giornale, Repubblica, FanPage

Pubblicato da
Simona Contaldi

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