Uno studio condotto in Cina sul Coronavirus evidenzia i rischi della fase due nel nostro paese.
Lo Hunan è una regione della Cina situata in corrispondenza del fiume Yangtze. Una località montuosa con circa 60 milioni di abitanti, cifra che si avvicina grossomodo al numero di persone che vivono nel nostro paese. Ed è proprio conducendo uno studio sulla diffusione del contagio in questa area che il PLA, l’Ospedale Generale di Pechino, ha concluso che la fase due in Italia va incontro a rischi importanti, legati a una seconda ondata di infezioni. In un articolo, Huff Post riporta i dati dello studio. L’Italia è il secondo paese con più morti per Coronavirus dopo gli Stati Uniti ed è ai primi posti per il numero di contagi. Hunan, pur trovandosi molto più vicina del nostro paese all’epicentro della pandemia, ha registrato solo un migliaio di contagi. Le ragioni dietro questo forte squilibrio tra i due territori vanno ricercati nei provvedimenti presi dai governi, secondo il coordinatore dello studio Wangping Jia: “In Italia la quarantena è iniziata troppo tardi e gli allentamenti sono arrivati troppo presto” ha affermato senza tanti giri di parole Jia, secondo un articolo del Giornale di Brescia: “La pandemia secondo le nostre stime arriverà a contagi zero ad Agosto, in Italia. E’ presto per pensare di riaprire”
Una conclusione abbastanza preoccupante. Non si può neppure attribuire la disparità tra questi numeri a una minore densità di popolazione tra le due zone dato che, con 310 abitanti per chilometro in media, Hunan ha una concentrazione della popolazione più alta del nostro paese. I più pignoli potrebbero tuttavia chiedersi se i numeri inerenti ai contagi divulgati da Pechino siano affidabili: secondo alcuni politici come il presidente Trump, Pechino avrebbe comunicato cifre poco realistiche riguardanti il numero dei contagi. Tuttavia, se le previsioni del PLA dovessero rivelarsi corrette, andremmo incontro alla situazione più temuta dagli italiani: un ritorno alla fase uno. Certo è che il paese, con l’economia allo stremo, non avrebbe potuto sostenere una quarantena prolungata di altri tre mesi basata sul modello cinese. Ma allora come possiamo scongiurare questo pericolo? “Dispositivi di protezione personale per tutti e aumento di test e tamponi”, ha concluso il coordinatore dello studio Jia, come riporta Affari Italiani: “Queste le uniche misure che possono contrastare una seconda ondata di contagi”. Non resta che augurarsi che questi rischi della fase due siano affrontati dal governo con la distribuzione di tutti gli strumenti necessari e che i cittadini facciano appello al loro senso di responsabilità e rispettino le norme: solo così potremo evitare un grosso passo indietro nella lotta contro il Coronavirus.
Fonte: Huff Post, Il Giornale di Brescia, Affari Italiani
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