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Coronavirus dati in flessione, critiche e dubbi sul dossier presentato dai tecnici del Governo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:20
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Coronavirus, dati ancora in calo. Il dossier che ha influenzato la scelta dell’Esecutivo il perdurare delle misure di contenimento per tanti settori, mostrerebbe più di qualche crepa matematica. Critiche dal mondo scientifico e politico. 

Protezione Civile dati. 3.5.20 - Leggilo.org

 

I dati della Protezione Civile sull’epidemia di Coronavirus in Italia, oggi:

• Casi attuali: 100.179 (-525)
• Deceduti: 28.884 (+174)
• Guariti: 81.654 (+1.740)
• Totale casi: 210.717 (+1.389)
• Terapia intensiva: 1.501 (-38)

Tamponi: 2.153.772 (+44.935)
Testati: 1.456.911 (+27.047)

Dubbi sul dossier del Governo 

Il dossier denominato “Valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale”, presentato dal Comitato Tecnico-Scientifico al Governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che di fatto ha costretto il Premier a rivedere la riapertura post 4 maggio, introducendo vari step sino a giugno, sta diventando, chiaramente, un caso politico. Le cifre contenute nel rapporto di oltre 20 cartelle sono terrificanti ed hanno messo tutti sulla difensiva. Come spiega Adnkronos, nel dossier, dove viene ipotizzato uno scenario di apertura totale, ovvero un ritorno alla condizione pre-pandemia, dalla ristorazione al settore alberghiero e tutto il comparto industriale, finanche le scuole, si ipotizza che entro giungo in Italia servirebbero 151.231 posti letto di terapia intensiva, numero che salirebbe a 430.866 entro fine anno. Il picco arriverebbe verso l’8 agosto e richiederebbe per allora quasi 110mila posti di terapia intensiva, per poi iniziare la sua discesa.

Cifre terribili e impensabili da sostenere per il nostro Sistema Sanitario Nazionale, in realtà numeri del genere sarebbero difficili da sostenere per qualsiasi Paese del mondo. Considerando che in Italia, da una partenza di poco meno 5mila posti letto di terapia intensiva si è arrivati in periodo di emergenza sanitaria a quasi 9mila posti, lo scenario che è stato presentato dal Comitato all’Esecutivo è quasi apocalittico. Secondo lo stesso documento, l’R0, ovvero l’indice di contagiosità del virus, ora fermo tra lo 0,6 e lo 0,7%, salirebbe nel giro di poche settimane intorno all’2,2%, livelli altissimi, che significherebbe più di 2 contagiati in media ogni nuovo positivo. Il Comitato Tecnico-Scientifico, fortemente contrario alla riapertura delle scuole, ha elaborato anche uno scenario con la chiusura degli istituti scolastici e l’apertura di tutti i settori commerciali e industriali. In tale visione i posti letto di terapia intensiva necessari sarebbero 109.970 a giugno, per arrivare a fine anno a 397.472. Numeri, ugualmente, da collasso del Sistema, considerando che, avendo 9mila posti attualmente, e ipotizzando che servirebbero altri posti letto per malattie diverse dal Covid-19, la Sanità soffocherebbe già con una cifra vicino agli 8mila posti letto necessari.

Dubbi sulle cifre 

Le cifre contenute nel dossier, però, con il trascorrere delle ore, dopo lo choc iniziale, sono state messe in dubbio da più parti. Pur considerando, come detto, uno scenario di apertura totale, la valutazione sembra, in primo luogo, non tenere in considerazione le norme di distanziamento sociale e di prevenzione personale che ormai hanno impregnato la nostra quotidianità, oltre a mettere in dubbio quella che è la responsabilità sociale di ogni singolo cittadino, il che non appare corretto. Pensare che, se ve ne fosse stata la possibilità dal 4 maggio, gli italiani fossero tornati alla loro vita quotidiana dimenticandosi in pratica della pandemia (con il ritorno di grandi assembramenti, nessuna tutela verso le persone più a rischio), sembra irrealistico. Anche all’interno della stessa Maggioranza si è messa in dubbio tale conclusione: il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha parlato di: “Volontà di creare allarmismo”, al fine di giustificare la proroga delle chiusure di alcuni settori.

A mettere in dubbio il lavoro del Comitato guidato da Franco Locatelli, è anche la holding di industriali “Carisma”, che ha contestato i presupposti statistico-matematici su cui si basa il calcolo. Come spiega Open, per Giovanni Cagnoli, Direttore della holding, sarebbero stati commessi: “Macroscopici errori di calcolo”. Il dossier si basa su un tasso di letalità del Covid-19, il famoso Ifr, fissato a 0,657% e calcola, per età, la probabilità di un ricorso necessario alla terapia intensiva. Questo è un primo dato contestato, dal momento che il dato Ifr, in molte zone del mondo come New York, Singapore, Qatar, Islanda o tenendo presente il caso Diamond Princess, risulta nettamente inferiore. Se, ad esempio, spiegano gli industriali di “Carisma”, utilizzassimo l’Ifr del Comitato Tecnico-Scientifico, in base ai decessi avvenuti nel periodo di picco di terapie intensive avvenuto il 3 aprile scorso in Lombardia, ovvero 8.311, avremmo 1.385.000 contagiati.

Spiega Cagnoli: “Ora, poiché i casi di terapia intensiva in Lombardia al momento del picco sono stati 1.381, si desume quindi che l’incidenza tra casi di terapia intensiva e infezione sarebbe mediamente dello 0,1%”. E continua: “Il dossier presuppone quindi un’incidenza per fascia di età che, anche se stimata a zero fino a 60 anni, arriverebbe a circa 0,3% mediamente oltre i 60 anni di età”. Secondo i dati del Comitato, la probabilità che per età che un”infezione risulti un caso critico, sotto diverse assunzioni di suscettibilità, ha un’incidenza che oscilla tra l’1 e il 6%, in media è del 3,5%, con un errore di almeno 10 volte, che scende a 6 se ipotizzassimo che in Lombardia vi sia stato bisogno, nel periodo di picco, di 2mila posti letto di terapia intensiva. Nel Veneto, dove il Sistema non è mai andato in crisi, l’errore resta di 6 volte.

Le conclusione

In base a questi calcoli, conclude Cagnoli: “Si traduce che in Italia vi siano 150 milioni di cittadini (151k/0,1%) con età superiore a 20 anni perché come noto sotto tale età l’incidenza della terapia intensiva è trascurabile, con una stima della popolazione italiana di 200 milioni di persone”. E conclude:“Vorremmo conoscere i 200 milioni di connazionali a noi ignoti”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l professor Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, che intervistato da Il Corriere della Sera, spiega: “Se prevedi che tutto, ma proprio tutto vada male, si avrà un numero importante. Ma non quello, al quale si arriva solo sovrastimando in modo abnorme la popolazione anziana in Italia”. E conclude: “Lo scenario peggiore non è impossibile, ma anche a livello statistico è molto improbabile”.

 

Fonte: Adnkronos, Open, Il Corriere della Sera

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