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Estera

Angela Merkel: “Se la Germania vuole stare bene l’Italia non può star male”

La stampa tedesca difende l’Italia dagli attacchi di chi l’ha definita “spendacciona”. Un editorialista tedesco ha accusato la Germania di aver mostrato un’immagine distorta del nostro Paese. E, sul tema, è intervenuta anche Angela Merkel 

Abbiamo ancora bene in mente l’articolo di quell’editorialista tedesco che invitava la cancelliera tedesca Angela Merkel a non cedere alle richieste dell’Italia. E solo pochi giorni fa un netturbino olandese ha “pregato” il premier Mark Rutte di non dare soldi a Italia e Spagna. E il primo ministro olandese, a sua volta, ha risposto “No, no.” alzando il pollice. I pregiudizi, si sa, sono duri a morire. Specialmente se durano da anni. Anzi forse da decenni. E l’Italia il pregiudizio di essere “spendacciona” se lo trascina dietro da un bel po’. Ma ora a difesa del nostro Paese è intervenuta un’altra penna non meno tagliente e non nostrana ma, paradossalmente, tedesca. Sul quotidiano tedesco Spiegel – riferisce il Corriere della Sera – il giornalista Thomas Fricke ha accusato il suo stesso Paese di aver sempre presentato un’immagine non veritiera ma, anzi, completamente distorta dell’Italia. L’editorialista non risparmia i toni sarcastici: “Questa giaculatoria tedesca ha così a che poco a che fare con la realtà come la tanto lodata puntualità tedesca ha a che fare con la velocità di costruzione del nostro delizioso aeroporto della capitale (un clamoroso caso di ritardi e costi gonfiati)”. Ma non solo frecciatine pungenti. Il giornalista, dati alla mano, vuole dimostrare che l’Italia non è affatto spendacciona ma che è stata costretta a tagli inammissibili. Tagli che hanno anche inciso profondamente durante l’emergenza del Coronavirus. Fricke argomenta che, se non si contano i pagamenti degli interessi, l’Italia ha avuto eccedenze di bilancio a partire dal 1992, anno dopo anno. Dolce vita, come molti sostengono? No, secondo il giornalista tedesco. Infatti, mostra che dal 2000 gli investimenti pubblici italiani sono calati del 40%. E il giornalista si sofferma sulle riforme attuate dal Governo Monti, costrette – a suo avviso – dalle pressioni esercitate dall’Europa.

Ma non solo critiche. Dopo la “pars destruens” arriva anche la “pars costruens”. L’editorialista tedesco punta sui Coronabond. “Non siamo al circo ma in una crisi vera. E gli Eurobond sono  il simbolo di un destino comune. Altrimenti in un paio di anni l’Unione europea non sarà più tale. E Francia e Italia avranno alla guida persone come Trump e Johnson che non hanno voglia di giocare insieme: il gioco sul quale la Germania, da anni, costruisce il suo benessere”.

E nelle ultime ora una inaspettata apertura e volontà di coesione arriva proprio dalla Germania. Armin Laschet  presidente del Nord Reno-Vestfalia, il più popoloso Land tedesco e fondamentale negli equilibri politici, economici e sociali della Germania – se fosse uno Stato indipendente, sarebbe fra le prime venti economie del mondo, con un prodotto lordo annuo di oltre 700 miliardi di euro – parlando al Corriere della Sera ha dichiarato: “Io penso che la Germania possa essere di nuovo forte soltanto se anche l’Italia è forte. Noi tedeschi dobbiamo avere piena coscienza del fatto che siamo forti solo se tutti sono forti. Metto l’Italia in primo piano poiché è uno dei nostri più importanti partner commerciali. Ma nell’Europa in futuro deve nuovamente prevalere il sentimento che siamo tutti sorelle e fratelli europei“. Un cancelliera fatto proprio dalla stessa cancelliera Angela Merkel – riporta la Repubblica – ha dichiarato: “Se la Germania vuole stare bene, l’Italia non può stare male”. Il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, ha puntualizzato che la Germania ha un’identità europea e che i tedeschi devono mettere da parte l’egoismo nazionale e che il loro benessere economico è strettamente connesso ai Paesi confinanti.

Fonte: Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Repubblica

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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