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Coronavirus, il timore ora è che possa propagarsi nell’aria e il lockdown non basti più

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:41
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In base ad un nuovo studio sul Coronavirus, è emerso che l’infezione virale potrebbe diffondersi anche attraverso l’aria che respiriamo.

Coronavirus diffusione nell'aria

Un nuovo studio potrebbe ribaltare le informazioni che abbiamo sul Coronavirus. Infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino ad oggi, ha sempre dichiarato che, per le persone comuni, le mascherine sono inutili. Esse servono a medici, infermieri, operatori sanitari e persone che entrano in stretto contatto con pazienti infettati dal virus. Ma – riferisce il Corriere della Sera – ora un recente studio del Massachusetts Institute of Technology  di Cambridge ha rimesso in discussione tutto. La ricerca ha indagato la velocità, la permanenza nell’aria e la distanza percorsa dalle goccioline di saliva emesse da pazienti infetti da infezioni virali come il Covid 19. E’ risultato che le goccioline piccole, dette “aerosol”, possono restare sospese nell’aria e raggiungere distanze che superano i due metri.

Un altro studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha evidenziato  che il le goccioline possono restare sospese nell’aria fino a tre ore. Tuttavia la quantità si dimezza già dopo 1 ora.  E’ bene specificare che le goccioline di aerosol sono state nebulizzate, però, in condizioni controllate di laboratorio, quindi in ambienti diversi dalle situazioni normali. I risultati dei due studi potrebbero, tuttavia, avere ripercussioni sulle misure contenitive in atto non solo in Italia ma in tutto il mondo. Potrebbe diventare obbligatorio, o quantomeno, fortemente raccomandato, l’utilizzo delle mascherine per tutti e non solo per operatori sanitari e persone a stretto contatto con soggetti infettati dal Coronavirus.

Sulla questione si era già espressa la dottoressa Melania De Nichilo Rizzoli, medico internista e Assessore al Lavoro e all’Istruzione di Regione Lombardia. Rizzoli – in un articolo da lei scritto sul quotidiano Libero – spiegava che il Covid 19 per sopravvivere, una volta espulso dal corpo umano infetto attraverso la bocca, parlando o con un colpo di tosse, soffiandoci il naso o con uno starnuto, rimane sospeso nell’aria in una nuvola di aerosol. Esso cerca di appigliarsi alla moltitudine di particelle atmosferiche  sospese che lo tengono in quota e lo fanno viaggiare. E Rizzoli si soffermava sulla pericolosità rappresentata dai runners. Se correre e fare sport all’aria aperta, in condizioni normali, fa certamente bene alla salute e rinforza il sistema immunitario, in questa situazione di emergenza, invece, può rappresentare un pericolo enorme secondo la dottoressa Rizzoli. I runners – secondo l’esperta – metterebbero a rischio se stessi e gli altri. “Il popolo dei runners, allegro e colorato è improvvisamente diventato sordo, cieco, irresponsabile e incosciente”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ora potrebbe rivedere le indicazioni date  sull’uso delle mascherine alla luce dei risultati di un nuovo studio secondo cui le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono ‘viaggiare’ nell’aria per distanze ben più ampie di quanto si pensi: lo ha detto alla Bbc l’infettivologo David Heymann, presidente di un gruppo di consulenti dell’Oms ex direttore dell’Oms che nel 2003 coordinò la
risposta dell’organizzazione alla Sars. Attualmente l’Oms raccomanda una distanza minima di almeno un metro da una persona che tossisce o starnutisce e sottolinea che
i malati o le persone che mostrano i sintomi della malattia
dovrebbero indossare le mascherine. Secondo il nuovo studio, e goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono raggiungere rispettivamente fino a sei e otto metri di distanza. Lo Studio sottolinea come microparticelle più piccole possono ‘spostarsi nell’aria anche per distanze ben più lunghe.
Se questi dati verranno confermati, ha commentato Heymann, “è
possibile che indossare una mascherina sia altrettanto efficace
o più efficace della distanza” interpersonale. In tal caso delle mascherine potrebbe rendersi necessario per tutti e non per i soli operatori sanitari o per le altre categorie a rischio, che operano a stretto contatto con i contagiati.

 

 

Fonte: Corriere della Sera, Libero, Ansa

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