Paolo Setti Carraro, chirurgo di guerra nelle aree del mondo più calde e attivista per Emergency, è convinto che l’emergenza Coronavirus durerà a lungo.
Nella fila, ormai lunga, di quanti sostengono che l’emergenza Coronavirus durerà a lungo c’è Paolo Setti Carraro, chirurgo di guerra e volontario con “Emergency” e “Medici senza frontiere”. Carraro, fratello di Emanuela – un’infermiera italiana, moglie di Carlo Alberto dalla Chiesa e vittima della mafia – ha maturato esperienze in Afghanistan, Sud Sudan, Sierra Leone, Iraq, Haiti, Yemen, Striscia di Gaza e in aree flagellate dall’Ebola. Intervistato dal Corriere della Sera, non si è detto affatto positivo circa le tempistiche entro le quali il virus sarà debellato. “Sarà lunga. Eventuali consolidamenti nel calo dei contagi non possono illuderci. I divieti devono durare. Il peggio non è affatto passato”, dice il medico. Anche secondo lui, così come secondo il Capo della Protezione civile Borrelli e il virologo Crisanti, il numero reale dei contagiati è tre, quattro volte superiore ai dati diffusi. “Forse per giugno, potremmo aver spento i focolai”, dice Carraro, secondo cui è arrivato il momento di puntare tutto sulla prevenzione.
Servono infatti equipe strutturate e coordinate che tengano sotto controllo le persone a domicilio, persone che hanno parenti ricoverati, persone sintomatiche e asintomatiche. C’è insomma bisogno di un contatto diretto tra medici e pazienti, con telefonate ogni giorno, aggiornamenti sulle condizioni fisiche, sostegni morali. “Questa gigantesca crisi ci sta già fornendo importanti spunti di riflessione. La nostra sanità è una delle migliori. Ma in Italia, come in tutta Europa, manca una politica decisa e articolata di medicina sociale, di formazione culturale, di promozione di stili di vita corretti”, prosegue il chirurgo.
Carrara ha poi ricordato che In Congo hanno affrontato l’Ebola pur in un contesto terribile, con intorno 47 bande armate e in uno scenario di guerra. “Eppure c’è stata maggiore decisione e coesione, grazie a tanti medici in prima linea, giovani africani, non il solito occidentale gradasso che insegna come gira il vento”, ricorda Carrara che poi elogia il comportamento disciplinatissimo, virtuoso, e di pura responsabilità vista in quelle terre. Poi chiosa: “Il virus non è un’influenza di stagione, non passa con il caldo”.
Nel lontano 2014, al Corriere di Como, il medico aveva raccontato il suo isolamento affrontato dopo il rientro da un ospedale africano della Sierra Leone, isolamento necessario per accertarsi di non aver contratto il virus Ebola. Il medico è rimasto in isolamento in un’abitazione in Brianza, nella zona del Canturino, chiuso in una villetta, solo e senza contatti con altre persone per scongiurare qualsiasi rischio. Il medico stava bene, non aveva sintomi, e il suo livello di rischio era da intermedio a basso.
Fonte: Corriere della Sera, Corriere di Como
Durante il lockdown del 2020, l'Italia ha riscoperto la potenza della Resistenza e dell'inno partigiano…
Scopri il fascino del grigio-blu, il colore che sussurra invece di gridare. Versatile e moderno,…
Scopri FC 27, un'esperienza di calcio di strada che trasforma la periferia in palcoscenico. Con…
"La Directa", giornale indipendente catalano, rischia sanzioni per aver rivelato l'identità di poliziotti infiltrati, mettendo…
L'articolo racconta la commemorazione annuale della Strage di Bologna del 1980, un momento di memoria…
Scopri come la camicia stile pigiama diventa un capo chiave per l'Estate 2026, offrendo un…