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Cronaca

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo: “Qui le persone muoiono in casa e non vengono censite”

A Bergamo sono 3.760 i casi risultati positivi al Coronavirus, con un incremento di 344 pazienti nella giornata di ieri. Numeri al massimo, una città stremata, cimiteri pieni. Per il primo cittadino Giorgio Gori, la città è al limite e la situazione è molto critica sul fronte sanitario.

“La situazione sanitaria è molto complicata. Bergamo è diventato l’epicentro del Coronavirus, il numero di contagiati e decessi crescono di giorno in giorno. Si ammalano i medici e gli infermieri”. Questo l’allarme lanciato qualche giorno fa da Giorgio Gori, Primo cittadino del capoluogo lombardo, ospite a “Che tempo che fa”. Come sappiamo, la Lombardia è tra le regioni più colpite dall’epidemia. Nell’ultimo bollettino della Protezione civile fornito nel pomeriggio di ieri, sono stati confermati 10.043 casi in Lombardia. Quanto a Bergamo, si è registrato un aumento inferiore rispetto alle altre province: 3.760 casi, con un incremento di 344 pazienti.

“I dati non dicono che purtroppo molte persone stanno morendo sole  nelle loro case, e non vengono censite”, ha detto il primo cittadino ai microfoni si SkyTg24. Le sue parole – riportate sul quotidiano locale Il Giorno – sono state un ulteriore grido d’allarme. “La città è al limite e la situazione è molto critica sul fronte sanitario”, ha proseguito il Sindaco che ha poi fatto plauso alla sua popolazione, che si è mobilitata in difesa dei suoi cittadini più deboli. Ad esempio, nella giornata di ieri, 500 volontari si sono recati a consegnare farmaci alle persone anziane che vivono da sole. Inoltre, a Bergamo è stata anche lanciata la campagna “Facciamo due chiacchiere“, che prevede di dedicare parte del tempo a nostra disposizione per una telefonata a una persona anziana.

Ci sono molte persone risultate positive al tampone ma che non hanno gravi problemi respiratori. Chiediamo loro di restare a casa“, ha proseguito Gori. La richiesta più urgente che arriva da Bergamo, è quella di fornire mascherine e ventilatori. Infatti, valutando i tassi di crescita, i 150 ventilatori per la terapia intensiva durano tre giorni. “Siamo davvero al limite. E se non c’è modo di cambiare l’inclinazione della curva che continua a crescere, credo che non saremo in grado di far fronte a tutte le necessità“, ha aggiunto.

Fonte: Rai2, Protezione civile.it, Il giorno

Pubblicato da
Chiara Feleppa

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