Il noto psichiatra ha criticato le misure adottate e sopratutto la comunicazione, e conseguentemente i danni di immagine, fatti dal Governo dall’inizio dell’emergenza.
Aumenta il numero dei contagi nel nostro Paese, mentre si fanno sempre più frequenti le voci autorevoli che giudicano inadeguate le risposte date dalle Autorità Italiane all’emergenza. Paolo Crepet, sociologo e psichiatra, è intervenuto durante il programma radiofonico Radio Radio, dove ha parlato dell’epidemia di Coronavirus che sta colpendo il nostro Paese e dei provvedimenti adottati dal Governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Spiega il Professore: “La comunità scientifica divide la popolazione: in due gli asintomatici e i sintomatici. Se gli asintomatici possono contagiare allora dobbiamo avere il coraggio, cosa che non ha mostrato di avere il Governo, di bloccare il Paese”.
E ancora: “Chiudere 15 giorni le scuole non lo capisco. Perchè la scuola si e i treni no? Adottiamo misure diverse, se la situazione è così. Tutti quegli accorgimenti che si adottano in aeroporto dovrebbero valere anche per tutti gli eventi”. Per il Professore, dunque, l’atteggiamento di reticenza del Governo potrebbe costare caro. Come aggiunge Il Fatto Quotidiano, Crepet ha attaccato l’Esecutivo del Premier Conte, che recentemente ha approvato il Decreto Emergenza, contenente disposizioni diverse a seconda della divisione dei territori colpiti dall’epidemia. Spiega Crepet: “Un Paese serio non fa 17 conferenze stampa al giorno. Questo è vomitevole. Che ogni segretario piuttosto che sottosegretario si permetta di fare la sua conferenza stampa come se fossimo diventati tutti virologi, dopo che abbiamo combattuto una battaglia per far fare i vaccini ai nostri bambini”. E ancora: “Se il Presidente Conte ha un tesoretto tale per cui a giugno rifonde le centinaia di migliaia di miliardi di danno, ce lo dica”. E conclude: “Un Paese serio ha un’autorità sanitaria suprema che fa ogni giorno il bollettino, questo signore deve essere l’unico a parlare, tutti gli altri devono stare zitti. Qui ognuno dice la sua, anche sul numero dei morti. Andiamoci piano perché ancora non sono state fatte le autopsie”.
Fonte: Radio Radio, Il Fatto Quotidiano
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