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Politica

Emilia Romagna, disastro annunciato. Di Maio si dimette prima del voto

Concluso l’atteso vertice convocato dal capo politico del M5S con i capigruppo e i Ministri pentastellati. Nel pomeriggio l’annuncio ufficiale. Incognita sul futuro grillino. Opposizione all’attacco. 

Luigi Di Maio ha deciso. Stamane il vertice convocato dal Ministro degli Esteri con gli alti dirigenti del Movimento 5 Stelle si è concluso con la comunicazione da parte del politico pomiglianese di voler abbandonare il ruolo di capo politico. Come spiega Il Corriere della Sera, l’annuncio pubblico dovrebbe arrivare nel tardo pomeriggio. Confermata quindi l’ipotesi che già circolava nei giorni scorsi. Il Ministro degli Esteri ha voluto abbandonare prima delle regionali di Emilia-Romagna e Calabria di domenica prossima, dove si preannuncia una sonora sconfitta per il Movimento, prima di essere messo di nuovo alla gogna, così come accaduto nel post Elezioni Europee del 2019 e in Umbria. Nella giornata di ieri altri due deputati, Michele Nitti e Nadia Aprile, avevano annunciato la loro intenzione di passare al Gruppo Misto a causa della crescente “deriva autoritativa nel Movimento”. Dimissioni che andranno a destabilizzare il già incerto cammino del M5S.

Sono due gli scenari che si propinano, tenendo in considerazione gli Stati Generali convocati per marzo. Da una parte, uno scenario decisamente verosimile, vedrebbe il Senatore Vito Crimi, in qualità di membro più anziano del Comitato di Garanzia, e fedelissimo di Beppe Grillo, come traghettatore del Movimento sino al congresso. La seconda ipotesi, molto remota, spinge invece verso il nome del Ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli come successore dello stesso Di Maio. Ma la battaglia per la scalata al partito è appena iniziata. Il Ministro degli Esteri, infatti, non vuole lasciare nulla al caso. In settimana sono stati votati sulla piattaforma Rousseau gli 86 “facilitatori”, ovvero i reggenti regionali, passati ad ogni modo tra le volontà di Di Maio. E sempre in settimana i Probiviri si riuniranno per decidere le sorti dei parlamentari non ancora in regola con le rendicontazioni del 2019. Insomma, Di Maio lascia, ma ai suoi. E si preannuncia uno duro scontro, negli Stati Generali di marzo, tra coloro, i fedelissimi del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che vorrebbero portare il Movimento nell’area riformista, e quelli che invece vorrebbero tornare alle origini, all’antisistema del Movimento, tra i quali un redivivo Alessandro Di Battista.

Il capogruppo a Montecitorio del M5S, Davide Crippa, cerca di buttare acqua sul fuoco: “Se Di Maio lascia la leadership? Vedremo, ma il Movimento oggi va avanti, deve andare avanti, è una forza di governo e dal punto di vista della credibilità del M5S all’interno del governo nulla è messo in discussione”. Ed è questo il grande problema, adesso.

La crisi del M5S rischia di trascinare tutto il Governo nel baratro. I partiti della Maggioranza seguono con apprensione le sorti dei grillini e di quel Di Maio che tanto ha spinto per un formare un Esecutivo con il Partito Democratico. Lo sa bene Nicola Zingaretti, Segretario dem, che non nasconde la sua preoccupazione negli studi di “Porta a Porta”: “Non mi fa piacere se lascia la guida del M5s. Abbiamo preso un impegno anche tra persone che rispettiamo, ora dobbiamo abbassare la polemica politica e accentuare l’impegno per raggiungere i risultati”. Le opposizioni avvertono area di crisi e partono all’attacco. Nei giorni scorsi, proprio Di Maio, come riporta Il Fatto Quotidiano, aveva attaccato pesantemente il leader della Lega Matteo Salvini sul caso Gregoretti e il forfait della Maggioranza in Giunta per le Immunità: “Salvini dice che vuole scrivere ‘Le mie prigioni’ dal carcere, come Silvio Pellico. Mi sembra che sia passato da sovranismo al vittimismo”. Lo stesso ex Ministro dell’Interno, ospite nella serata di ieri a “Cartabianca” su Rai Tre, ha commentato la convocazione della riunione M5S e il futuro del Governo Conte: “Probabilmente Di Maio si dimette e Zingaretti ha già annunciato di voler cambiare nome e partito. Hanno già capito che la gente li sta salutando”.

 

Fonte: Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Luigi Di Maio

Pubblicato da
Mario Cassese

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