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Politica

Luigi Di Maio vicino a lasciare, ma nessuno del M5S vuole andare al voto

Nel Movimento siamo alla resa dei conti. Nei prossimi giorni il capo politico Luigi Di Maio vedrà i capigruppi grillini. Il Ministro degli Esteri è pronto ad un passo di lato, ma vuole sicurezze sulla tenuta del Governo. 

Nel M5S sono ai ferri corti. Questo lo sa bene  che, come rivela Salvatore Merlo dalle colonne de Il Foglio, sarebbe pronto a fare un passo indietro: “A febbraio lascio la guida politica e vediamo come se la cavano”. Il politico pomiglianese è arrivato a tale conclusione dopo aver constatato di non aver più alcun controllo sui parlamentari grillini. E cosa resterà, se qualcosa resterà, di un partito che ha, nel bene e nel male, avuto il ruolo di protagonista in questo decennio di politica nostrana lo dirà solo il tempo. La mossa dello stesso Di Maio di espellere chi non seguisse le sue direttive ha avuto l’effetto, com’era presumibile del resto, di far allontanare anche gli ultimi super fedelissimi. Ma se c’è qualcosa che Di Maio sa, e bene, è che nessuno dei suoi avversari interni vuole andare al voto. Non a breve, certamente. Nessuno di loro ha la forza di trainare il Movimento e, anzi, molti forse non verrebbero neanche rieletti. Mentre il Ministro degli Esteri, invece dimostratosi in grado di tessere conoscenze influenti durante i suoi mandati, avrebbe un futuro assicurato. Forse in politica, forse nell’universo che orbita intorno ad essa. Sta di fatto che questa sicurezza, economica e lavorativa, gli altri non la posseggono. Ed è importante, per quanto poco lusinghiero, questo passaggio per capire ciò che avverrà. Per capire perchè, nonostante Di Maio sia nettamente in inferiorità nel partito, nessuno dia la spallata finale. Ma adesso, la mossa di un passo di lato, che effetto avrebbe? L’intento, sembrerebbe, quello di dare la notizia prima degli Stati Generali” del Movimento previsti in marzo. Di Maio vuole dimostrare alla base e agli elettori grillini che senza pugno duro sarebbe impossibile tenere unito un gruppo così eterogeneo. Ma gli esiti non sono del tutto prevedibili. E mentre il capo politico medita sul da farsi, i parlamentari sono alla ricerca della loro vera identità.

Le due, o forse anche tre, anime del Movimento vengono fuori. Da una parte l’ala progressista che sembra voler far capo al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, innalzato a tale ruolo dal Segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti. Si sentono, al momento, protetti dall’ombrello della popolarità del Premier e sperano che i dem possano offrire loro un occasione d’oro in caso di elezioni. In questa area occhi puntati sull’ex Ministro Lorenzo Fioramonti che, come riporta Fanpage, ha tutta l’intenzione alla Camera di lanciare il suo gruppo parlamentare, poi forse un partito, denominato “Eco”. L’altra anima, quella di destra, che fa capo alla coppia Gianluigi Paragone e Alessandro Di Battista si muove invece al Senato, terra dell’ex direttore di Radio Padania. Qui le intenzioni sembrano diverse: c’è la volontà di scalare il M5S, senza necessariamente abbandonare la nave, e di rompere definitivamente con i dem. Ma sono processi lunghi, e molto. Di Maio spera che la sua mossa possa servire. Vuole dimostrare di essere necessario, se non fondamentale. Ma se così non fosse? Intanto l’Esecutivo e gli alleati di Governo sono alla finestra con il fiato sospeso.

 

Fonte: Il Foglio, Fanpage

 

Pubblicato da
Mario Cassese

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