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“I documenti parlano chiaro, Conte e Di Maio sapevano sulla Gregoretti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:02
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Il Premier tentenna e prende tempo. Intanto i legali del leader della Lega Matteo Salvini preparano il contrattacco in Giunta. 

Gregoretti, Conte e di Maio sapevano - Leggilo.org

 

Le certezze di qualche settimana fa, quando il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio annunciò di voler votare a favore dell’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini sul caso Gregoretti, in quanto a detta dell’allora Vice-Premier il leader della Lega agì in totale autonomia, vengono giorno dopo giorno incrinate. E quello che sembrava sicuro, ossia l’ex Ministro dell’Interno a processo, viene rimesso seriamente in discussione. Ad alimentare il dubbio sul voto della Giunta per le Immunità in Senato è stato lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il Premier, nella tradizionale conferenza stampa di fine anno ha mostrato più di qualche incertezza sulla versione di Di Maio. Già perchè Salvini, che allora in forza al Decreto Sicurezza sostituiva il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli sulla questione “porti chiusi”, ha sempre ribadito di aver agito nell’interesse nazionale e nella totale collegialità del Governo. E poco importa se tale decisione non è stata discussa in Cdm, dal momento che, gli altri Ministri, erano stati prontamente informati del blocco della nave della Guardia Costiera Gregoretti. Modalità, tra l’altro, che avvenne anche per la nave Diciotti. Con la differenza che, in quel caso, e va ricordato che Conte guidava il Governo giallo-verde, lo stesso Premier, Di Maio e Toninelli difesero a spada tratta Salvini dalla richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale dei Ministri di Catania, con tanto di memoria difensiva presentata in Giunta a Palazzo Madama. Come riporta Fanpage, il Premier non ha convinto i cronisti presenti in sala, lasciando intendere di non essere a conoscenza dell’operato dei suoi alti funzionari. Spiega il Capo del Governo: “Sto completando le verifiche, perché mi occupo contemporaneamente di tantissimi dossier. Con il massimo scrupolo, con la massima correttezza, verificherò il ruolo che ho avuto. Ho fatto già una verifica, per quanto riguarda i messaggi anche sul cellulare, sto facendo fare una verifica per quanto riguarda le mail, sicuramente dal primo riscontro c’è stato un coinvolgimento della presidenza, come è sempre avvenuto, per la ricollocazione. In questo momento non ho avuto ancora riscontri sul mio coinvolgimento per quanto riguarda invece lo sbarco, però non ho ancora sciolto la riserva, voglio completare tutte le verifiche. Se troverò un frammento di coinvolgimento sarò il primo a dirlo, perché è giusto che sia così, però permettetemi di completare l’istruttoria”.

E non è un caso che il Capo dell’Esecutivo si sia messo sulla difensiva, dal momento che, come riporta Adnkronos, Salvini ha annunciato di avere prove, consistenti in scambio di email e messaggi, sul fatto che tutti i Ministri di quel Governo erano costantemente informati della situazione. Una delle prove di ciò, spiegano dal Carroccio, è la dichiarazione dell’allora Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante la trasmissione “In Onda” su La7, del 30 luglio scorso: “C’è un dialogo tra i ministeri delle Infrastrutture, dell’Interno e della Difesa, la posizione del governo è sempre la stessa: vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevano scendere sono scese, sono monitorate le condizioni di salute, ma del problema immigrazione deve farsi carico tutta l’Europa. ‘Ringrazio il presidente Conte che continua a porre la questione nelle cancellerie d’Europa’”. Tutto questo materiale verrà presentato dalla difesa di Salvini. Bisognerà valutare in Giunta se l’allora Capo del Dicastero dell’Interno agì effettivamente per l’interesse nazionale o meno. E su questo punto i legali si mostrano assolutamente sicuri. Ma c’è una variabile non di poco: la motivazione politica sul voto. Mandare a processo Salvini, indipendentemente da come si giudica il suo operato sul caso, sperando di frenare o quantomeno rallentare il leader del partito più alto nei sondaggi è un occasione ghiotta. Ma potrebbe essere un clamoroso boomerang, per questo al Nazareno stanno valutando il da farsi. La stessa ex Ministra della Pubblica Amministrazione, nonchè penalista, Giulia Bongiorno spiega che la documentazione che verrà presentata dimostrerà oltre ogni dubbio che la scelta era condivisa. Come racconta questo articolo de Il Giornale, l’esponente leghista ha anche rivelato altre informazioni che potrebbe far incrinare la certezza di Di Maio e soci: “Non serve un atto formale del Consiglio dei Ministri, ciò che conta è la condivisione effettiva di quella scelta e la compartecipazione attiva per trovare una soluzione al problema della redistribuzione dei migranti. La decisione è stata presa nell’interesse pubblico ed è stata condivisa. I documenti in nostro possesso ricostruiscono le comunicazioni intercorse”. Poi aggiunge: “Non solo i 5 Stelle condividevano la linea di Salvini ma erano casomai terrorizzati di essere esclusi dai meriti che venivano riconosciuti a Salvini sul contrasto all’immigrazione. Se la decisione si baserà sugli atti sarà riconosciuto il preminente interesse pubblico. In caso diverso, se cercheranno di abbattere Salvini con l’aiuto del Tribunale, allora non saprei. Ma credo che gli elettori non premierebbero questa strategia. Anche l’ultimo praticante di uno studio legale capirebbe che difendere in confini, prerogativa del Ministro dell’Interno, significa difendere l’interesse pubblico. Ma non voglio fare appelli per i membri della Giunta. Speriamo sia un voto sulle carte e non un voto da tifosi”.

 

Fonte: Adnkronos, Fanpage, Il Giornale

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