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Politica

Matteo Renzi difende i finanziamenti della sua Fondazione: “Vogliono distruggermi”

Intervento duro quello dell’ex Sindaco di Firenze che ha attaccato la Magistratura e L’Espresso sul caso Open.

Matteo Renzi è intervenuto in Senato per il dibattito per sui finanziamenti privati ai partiti. Come promesso durante il duello social con Corrado Formigli, l’ex Premier ha parlato del caso della Fondazione Open, pubblicato da L’Espresso, e delle perquisizioni che sono seguite all’inchiesta della Procura di Firenze ai danni dei finanziatori della Fondazione. Renzi ha continuato a sostenere che l’attacco riservatogli da alcuni quotidiani rappresenti una incredibile violazione della privacy. Inoltre, ha aggiunto, c’era la volontà di danneggiare l’immagine di un politico, oltre che del suo nuovo partito (Italia Viva), che stava crescendo nei sondaggi.

L’ex Premier cita casi emblematici della politica italiana, alimentando la sua idea di una persecuzione che non cerca la verità ma soltanto di distruggere un personaggio scomodo. Racconta Renzi: “Non stiamo discutendo semplicemente del finanziamento illecito ai partiti, né di una questione mediatica. Oggi non parliamo di un’inchiesta. Ma questo dibattito verte sulla democrazia liberale, sulla separazione dei poteri. Tutti noi siamo potere legislativo, tutti, nessuno escluso. Nel 1977 il presidente Aldo Moro utilizzò parole notevoli nei confronti di altre forze politiche e di chi voleva processare nelle piazze il suo partito: ‘Non ci faremo processare nelle piazze. Quella vicenda ha segnato la storia istituzionale del paese per la sua conseguenza piu’ alta, le dimissioni di Giovanni Leone costretto a lasciare il Quirinale, non perché coinvolto ma in ragione di uno scandalo montato ad arte e che trovo doveroso che venga ricordato qui”.

L’ex Presidente del Consiglio cita Aldo Moro e Bettino Craxi: “Per distruggere la reputazione di un uomo può bastare la copertina di un settimanale. Quello che serve per ricostruirne la reputazione sonno anni. Bonino e Pannella anni dopo scrissero una lettera all’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone per scusarsi. Il 3 luglio 1992 Craxi pronunciò un discorso molto citato e poco letto, in cui chiamava in causa tutto l’arco costituzionale, e disse che gran parte del finanziamento ai partiti era illecito o irregolare. Di quel discorso, pochi ricordano l’incipit ‘Ho orrore del vuoto politico’. Tra me e Craxi e Moro ci sono differenze. Oggi, per la fondazione Open, stiamo parlando di contributi, regolarmente tracciabili, in presenza di un bilancio che viene reso pubblico. È accaduto che questi contributi regolari sono stati improvvisamente trasformati in contributi irregolari, perché si è cambiata la definizione della fondazione. Si è deciso arbitrariamente e autonomamente che si trattava di un partito. Se al pm affidiamo non già la titolarità dell’azione giudiziaria, ma la titolarità dell’azione politica. Di questo stiamo discutendo, di quello che può avvenire a ciascuno di voi”.

“Ipocrita chi sostiene che non servano soldi per fare politica”

Renzi lancia poi una stoccata, diretta con molta probabilità al Movimento 5 Stelle, che negli anni ha sempre sostenuto la totale abrogazione del finanziamento ai partiti: “La Magistratura non può decidere cosa è partito e cosa non lo è. L’intervento della Guardia di Finanza, all’alba, è finalizzato a descrivere come criminale qualsiasi tipo di finanziamento privato previsto dalla legge. Le conseguenze quali sono? Una perquisizione a tappeto di tutte le persone che hanno contribuito a finanziare una fondazione ha come effetto che nessuno lo farà più. È un ipocrita chi dice che non servono i soldi per fare la politica”.

Secondo il Senatore fiorentino, l’unico reato fin qui realmente commesso è ai suoi danni, per la pubblicazione di dati sensibili forniti da Enti che non avevano l’autorizzazione per divulgarli. Renzi parla addirittura di giornalismo a richiesta, ovvero di un attacco sistematico di alcuni media finalizzati solo ad indebolire la sua immagine: “Se c’è un reato qui è la violazione sistematica del segreto d’ufficio, che ha portato a pubblicare, da parte di un giornalismo a richiesta piuttosto che da un giornalista d’inchiesta, i dati sensibili che solo la Banca d’Italia o la Procura hanno. Non è sacrosanto sostenere che tutto possa essere totalmente privo di qualsiasi limite. Io non ci sto nello Stato etico di chi vuole trasformare in un processo ciò che è elemento di opportunità politica. È assurdo pensare che un politico non abbia diritto alla privacy. Chi dice che il diritto alla privacy valga solo per alcune e non per altri significa che siamo alla barbarie più totale”.

 

Fonte: L’Espresso, Fanpage

 

Pubblicato da
Mario Cassese

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