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Cronaca

Crollo del viadotto sulla A6, di chi sono le responsabilità questa volta?

Il crollo di una porzione del viadotto sull’autostrada A6 Torino-Savona apre un dibattito importante sullo stato delle infrastrutture nel nostro Paese e sulla manutenzione delle opere. Un tema che ritorna ad un anno e mezzo dal crollo del Ponte Morandi di Genova. 

Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha diramato lo stato di emergenza a seguito del crollo di una porzione del viadotto dell’autostrada A6, all’altezza del km 122 in zona Madonna del Monte, direzione Savona. Quasi 30 metri di asflato sono stai inghiottiti dalla frana che ha travolto il pezzo di autostrada. Come racconta il Il Fatto Quotidiano, Autostrada Fiori Spa gestore del tratto in questione, in un comunicato ha fatto sapere che il crollo di piloni non è dovuto alla frana, bensì:  “Dalle incessanti ed eccezionali piogge che hanno colpito l’area del Savonese negli ultimi giorni e staccatasi dalla sommità del versante della montagna sovrastante l’autostrada Torino-Savona e non di pertinenza della Società Concessionaria”. Per l’azienda Gavio, partner di Autostrada Fiori nella gestione del tratto non ci sono dubbi sulla proprietà: “Allo stato possiamo escludere che si trattasse di un appezzamento nelle nostre disponibilità”.

Aperti due fascicoli dalla Procura di Savona

La Procura di Savona però vuole vederci chiaro, ed ecco perchè ha aperto un fascicolo di indagine sullo stato del viadotto e se siano state fatte negli anni le opere di messa in sicurezza standar, e disposto l’analisi peritale sulla frana e sul conseguente crollo. Ma come rivelato stamane da Il Secolo XIX, il procuratore capo di Savona Ubaldo Pelosi e il sostituto procuratore Marco Cirigliano hanno aperto un secondo fascicolo per accertare di chi sia la proprietà sovrastante al viadotto, dove evidentemente è partita la frana. Per l’azienda Gavio quella porzione è pubblica, e quindi non era di loro competenza le opere di manutenzione.

Si parte da una vecchia indagine della Procura di Genova

La zona dove è avvenuto il crollo risulta una delle più critiche per frane e smottamenti nell’intera Liguria. Ecco perchè, nei mesi scorsi un gruppo di geologi era stato interpellato per realizzare un rapporto sullo stato del terreno. A certificare la pericolosità della zona e del viadotto, basti pensare che fu lo stesso Procuratore Pelosi ad incaricare la Guardia di Finanza di Savona di verificare l’attendibilità dei report sui viadotti Savona-Torino, dopo l’esposto di un gruppo di ingegneri. Questo avvenne dopo che la Procura di Genova, nell’agosto 2018 aprirono un indagine sui rilievi di sicurezza effettuati sui viadotti, scoprendo che le infrastrutture, e il loro livello di sicurezza, erano state valutate al rialzo. In seguito Autostrade per l’Italia incaricò ingegneri esterni per il monitoraggio: i voti erano decisamente molto più bassi di quelli attribuiti dal pubblico, tanto che l’azienda si affrettò a delle limitazioni del traffico. La Procura di Savona ha il forte sospetto che non siano state compiute le opportune verifiche, o peggio che i dati siano stati modificati. Prima però c’è da accertare di chi sia la responsabilità del crollo.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Il Secolo XIX

Pubblicato da
Mario Cassese

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