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Politica

Caso Mittal, il Consiglio dei Ministri è un disastro: Zingaretti pronto alla crisi

Il Governo non regge l’onda d’urto della Mittal e si spacca. Non sembra possibile trovare una soluzione nel breve periodo, con una parte dei 5 Stelle non disposti al ritorno dello scudo penale. Il Partito Democratico non vuole farsi inghiottire dalla crisi ed è pronto a ritirare la fiducia al Presidente Giuseppe Conte. 

Un Consiglio dei Ministri delicato, quello svoltosi nella giornata di ieri. A tenere banco, le richieste della revisione contrattuale avanzate dall’ArcelorMittal. Il Movimento 5 Stelle sembra definitivamente spaccato, e la lotta dei suoi gruppi interni logora il Governo Conte. Il gruppo al Senato, capeggiato dall’ex Ministro per il Sud Barbara Lezzi, che insieme ad altri 17 colleghi aveva affossato il ritorno dell’immunità penale ed amministrativa in aula non meno di due settimane fa, non sembra disposto a cedere. Il Capo politico pentastellato Luigi di Maio, come rivela La Stampa, ha ammesso di non aver più controllo del Movimento. Una posizione che ha fatto infuriare il Partito Democratico, che adesso sta valutando la migliore strada da seguire. Prima del Consiglio, infatti, il Segretario Nicola Zingaretti, ha incontrato i Ministri dem. La linea è semplice: o il Movimento 5 Stelle accetta il provvedimento proposto dai democratici oppure il Governo cade.

La proposta del Partito Democratico: tutela generale per le aziende.

La proposta del Ministro Giuseppe Provenzano, descritta da Repubblica, sembrava poter venire incontro alle esigenze del Movimento: non un provvedimento ad hoc per l’ArcelorMittal, ma il reinserimento dell’immunità penale ed amministrativa per tutte le aziende che rilevano stabilimenti su cui pende un’azione giudiziaria innescata dalla precedente impresa. Un compromesso che in questo modo potrebbe essere più accettabile, anche dalla frangia più dura del Movimento. Il piano però non sembra essere andato in porto e Di Maio ha dovuto ancora incassare il “No” della Lezzi e dei suoi. L’ex Ministro, più che una risoluzione della controversia, sembra voler la testa del leader pomiglianese.

Mentre il Premier Conte cerca di mediare tra i due partiti della maggioranza, le parti valutano nello loro segrete stanze il da farsi. Il Partito Democratico non vuole addossarsi la responsabilità della fuga dell’ArcelorMittal: se il piano del Nazareno non dovesse concretizzarsi allora sarà crisi di Governo. Il M5S invece non vuole perdere un’altra battaglia storica del movimento, dopo il Tap e la Tav. In più le ambiguità della multinazionale lasciano più di qualche dubbio: l’azienda potrebbe lasciare gli stabilimenti ex Ilva anche dopo l’introduzione dello scudo. A quel punto per i pentastellati sarebbe una sconfitta su tutti i fronti.

Ora bisognerà trovare una soluzione entro le prossime 48 ore, per poter presentare una proposta unitaria all’ArcelorMittal nel prossimo incontro. L’obiettivo è convincere l’azienda a ritirare la richiesta dei 5.000 esuberi. Se ciò non dovesse avvenire per il Governo ci sarebbe una sola strada: la ri-nazionalizzazione degli stabilimenti. Ma il costo di questo percorso non è stato ancora valutato nel suo insieme e rischia di essere un azzardo non sostenibile.

 

Fonte: La Stampa, Repubblica

Pubblicato da
Mario Cassese

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