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Luigi Di Maio: “Voglio accelerare i rimpatri, Salvini non ha fatto nulla”

Di Maio e Bonafede hanno presentato un decreto per accelerare i rimpatri e allargare la lista dei Paesi sicuri in cui “rispedire” chi non è un rifugiato.

 

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio – riferisce SkyTg24 –  proprio oggi ha presentato il decreto ministeriale sui Rimpatri in accordo con il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, anche lui in quota Cinque Stelle. Trattandosi di un decreto ministeriale non passerà dal via libera del Consiglio dei Ministri. Si tratta di una misura su cui Di Maio, forse per rispondere alle accuse dell’ex alleato Matteo Salvini, tiene particolarmente ad apporre la firma. Infatti – riferisce l’Ansa – il leader dei Cinque Stelle ha dichiarato “Noi non urliamo ma facciamo fatti concreti! Con questa misura la procedura per i rimpatri passerà da 2 anni a 4 mesi.” Una stretta sui rimpatri che acceleri l’individuazione dei Paesi di origine e l’individuazione di Paesi sicuri verso cui “rispedire” i migranti sbarcati che non hanno diritto ad ottenere lo stutus di rifugiato. Riporta Adnkronos che si estende a 13 il numero dei Paesi verso cui si potrà premere l’acceleratore sui rimpatri: Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Capoverde, Kosovo, Ghana, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina.   Se, dunque, l’ex governo giallo verde, su spinta dell’ex Ministro dell’Interno Salvini puntava alla riduzione delle partenze, Luigi Di Maio preferisce partire dal “tetto” della questione e occuparsi dei rimpatri. Tuttavia la questione sembra contraddittoria. Se il Premier Giuseppe Conte, infatti, fidandosi delle promesse dell’Europa ha di fatto deciso la riapertura dei porti, inevitabilmente ci saranno sempre più sbarchi e la questione rimpatri potrebbe presto diventare comunque ingestibile. Infatti – sottolinea Open – sarebbe forse più opportuno preoccuparsi di sbarchi, visto che  continuano, senza sosta, a Lampedusa e i migranti che alloggiano negli hotspot – ormai al collasso – sempre più spesso tentano di fuggire in nord Europa e non essere rimpatriati.

Il problema è anche operativo: con molti dei Paesi che il Governo ritiene unilateralmente “sicuri”, tuttavia,  il dialogo è ancora tutto da cominciare, e pertanto, sottolinea l’Huffington Post, l’applicazione del decreto non è immediata. Anche perché, ad oggi, la cifra a disposizione per i progetti di cooperazione e sviluppo con questi Paesi che oscilla tra i  2 ed i 4 milioni di euro. Una cifra che lo stesso Di Maio definisce “irrisoria”. L’auspicio per il ministro degli Esteri è che questo fondo arrivi a 50 milioni, ma è solo un auspicio.  Il problema è che invogliare 13 Paesi a riprendesi migliaia di migranti con accordi sostenuti da fondi così irrisori appare un’utopia.

Di Maio non si fida dell’Accordo di Malta

Questa mossa sui rimpatri di Di Maio sembra anche far trasparire una scarsa fiducia nell’accordo di Malta, definito, invece, dal Presidente del Consiglio Conte un autentico successo portato a casa dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. L’Accordo di Malta, infatti, prevederebbe un equa distribuzione dei migranti sbarcati e, quindi, non solleverebbe l’Italia dal dover far fronte da sola al problema di rimpatriare chi non ha diritto di restare. Del resto meglio mettere le mani avanti visto che l’accordo non è legalmente vincolante e viene rimesso tutto al buon cuore dei Paesi firmatari i quali possono decidere liberamente se aiutare l’Italia prendendosi una quota di migranti oppure no. Questa stretta sui rimpatri di Luigi Di Maio, tuttavia, sembra già sollevare i primi polveroni all’interno dell’esecutivo. In particolare  gli alleati del PD non gradiscono questa misura che contrasta con il loro, tanto sostenuto, diritto di asilo individuale che punta a eliminare la differenza tra richiedenti asilo e migranti economici. Per tutta risposta Di Maio continua a contraddirsi e con parole che sembrano più salviniane che sue sostiene “La soluzione sarebbe fermare le partenze. Siamo sicuri che lavorare sui rimpatri farà diminuire anche gli sbarchi“. Forse, viene da pensare, ad appena un mese di alleanza con il PD di Nicola Zingaretti, il leader del M5S inizia a rimpiangere gli ex alleati leghisti.

Fonti: Ansa, Adnkronos, SkyTg24, Open.

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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