Una foto selfie sorridente sotto l’epigrafe di Giovanni Mattiuzzo, uno dei quattro ragazzi morti nell’incidente di Jesolo. Un errore, un gesto istintivo poco pensato che è costato all’uomo minacce e insulti.
L’uomo che pochi giorni fa si è scattato un selfie sorridente davanti all’epigrafe di Giovanni Mattiuzzo – uno dei quattro ragazzi morti nell’incidente di Jesolo – affronta in queste ore le conseguenze del suo gesto. 33enne, padre di un bambino e titolare di un bar, ha spiegato ai microfoni del Gazzettino di Venezia le conseguenze seguite a quella goliardata: “Non ho più vita. Ho già mandato via mia moglie e figlio perché temo per la mia e la loro incolumità. Ho ricevuto minacce social da tutta Italia. Ora cosa faccio? Ho la vita rovinata”.
Quindi la sua giustificazione relativamente a quello scatto più che infelice: “La foto l’ha scattata e postata su Facebook un mio amico e il giorno dopo molte persone mi hanno telefonato segnalandomi che nello scatto c’era uno dei ragazzi vittima dell’incidente. Il senso era far capire che ero “stanco morto” dopo 14 ore di lavoro. Mi sono accorto dopo della figuraccia. A quel punto ho contattato l’autore, fatto rimuovere tutto e pubblicato le nostre scuse, ammettendo l’errore”.
Un gesto involontario di cui si assume tutte le responsabilità: “So di aver sbagliato. Ma non è colpa mia se qualcuno ha voluto riaccendere quanto si era spento”. A suo dire, infatti, il post sarebbe stato rilanciato dopo ore dalla condivisione iniziale solo per fare polemica: “Se si fosse fermata lì avrei ancora l’attività e una vita normale perché avevo fatto rimuovere tutto in modo tempestivo. Forse avrei anche avuto modo di conoscere le famiglie sfortunate, magari chiedere scusa di persona, ma ora non posso più fare niente perché devo andarmene”.
Infine, come riferito dal Quotidiano, il 33enne ha intenzione di chiudere presto sua attività: “Troppe minacce, lascio il paese e chiuderò il bar. Si può pensare che la gente torni nel locale dopo che in rete mi è stato detto che merito di essere ammazzato di botte o bruciato con l’acido in piazza?”.
Fonte: Gazzettino di Venezia, Quotidiano
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