Un giovane si è scattato ed ha pubblicato un selfie sotto l’epigrafe di Giovanni Mattiuzzo, uno dei quattro ragazzi morti nell’incidente di Jesolo.
Un altro fatto increscioso ha riguardato i quattro ragazzi morti nella strage di Jesolo, in provincia di Venezia. Infatti, dopo gli insulti che li hanno riguardati nei giorni scorsi, ancora una volta uno di loro è stato vittima di un episodio vergognoso.
Ad essere purtroppo protagonista di questo azione deplorevole è stato Giovanni Mattiuzzo. Nelle ore immediatamente successive ai funerali, il nome di questo sfortunato ragazzo sale nuovamente agli onori delle cronache. E il motivo non è solo quello del dolore e della commozione di parenti e amici per la perdita di questa giovane vita.
Tutto, difatti, è nato dall’idea di un giovane di scattarsi un selfie sotto l’epigrafe di Mattiuzzo con le mani appoggiate sul petto e un sorriso stampato in faccia. Il tutto non è rimasto all’interno dello smartphone di questo giovane che ha pensato di condividere il suo gesto, moralmente condannabile, sul proprio Facebook.
Ebbene, a questo punto entra in scena Elisa Mattiuzzo, sorella di Giovanni, la quale vedendo lo sfregio alla memoria del fratello, rilancia a sua volta questa immagine, esprimendo anche la sua comprensibile rabbia.
La famiglia Mattiuzzo ha dato mandato ai legali Guido Simonetti e Simone Zancani di tutelare la memoria del figlio e di procedere contro chi ha commesso il gesto. La notizia diventa di dominio pubblico presto si risale all’identità dell’autore dell’autoscatto. Ma se i famigliari hanno pensato di passare alle vie legali qualcuno ha provveduto diversamente. Il Quotidiano riferisce di una vera e propria spedizione punitiva nei confronti del giovane che si p ritratto con tanta leggerezza: il regolamento dei conti non si è limitato a qualche parola di riprovazione e presto si è passati alle mani con il ragazzo autore dello scatto pestato di botte.
iLGazzettino di Venezia ha contattato la vittima della spedizione punitiva; lui sostiene di aver tutt’ora paura per la propria incolumità. Quanto alla foto sotto l’epigrafe di Giovanni Mattiuzzo il ragazzo si giustifica affermando di non essersi accorto dell’epitaffio a seguito di 14 ore di lavoro e di aver chiesto scusa.
Fonte: Il Quotidiano, Gazzettino di Venezia
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