Sorride Carola Rackete dopo il disastro di questa mattina, e non si capisce ancora il perchè. O forse sì, se si entra nella sua testa senza la pregiudiziale della santificazione. Senza crogiolasi all’idea che sia un’eroina, salvatrice degli oppressi, una santa con capigliatura rasta. Se si vuole capire questa donna bastano forse due cose: la costante, crescente visibilità sui social, nelle ore precedenti il colpo di mano, e le dichiarazioni rilasciate dalla Guardia di Finanza.
I finanzieri che erano a bordo della motovedetta che questa notte ha tentato di impedire alla Sea Watch di attraccare nel porto di Lampedusa non hanno dubbi su dinamiche e modalità dell’incidente. Gli uomini delle Forze dell’Ordine hanno spiegato senza esitazioni la gravità e l’efferatezza della manovra compiuta Sea Watch. “Non ha fatto nulla per evitarci, siamo stati fortunati: poteva schiacciarci” hanno detto i finanzieri. Il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo ha definito l’episodio, documentato dalle immagini diffuse, tra gli altri, da Adnkronos, come “un atto di forza inaspettato, un gesto irresponsabile. Una cosa che ti puoi aspettare da un narcotrafficante su un motoscafo o da un contrabbandiere“.
Carola Rackete pare sia sia scusata ai finanzieri dopo il suo arresto così scrivono, alcuni suoi sostenitori senza se e senza ma, come Repubblica e agenzie di stampa come Agi. Ma le immagini successive all’arresto non la ritraggono contrita, semmai il contrario. Una sorta di trattenuta esultanza per aver portato a compimento un piano che rimuginava da quasi tre settimane. Salvare i migranti, può darsi. Ma non solo questo, suvvia. A fare i bambini ci hanno già pensato gli ospiti benestanti e benpensanti della Sea Watch che se ne tornano a casa senza neanche un ospite, dopo le poche ore a bordo, intervallate da tweet giovanilistici. Un sogno di mezza estate per loro, tornati ragazzi. Un divertimento travestito da resistenza civile che poteva portare al disastro. E se Carola Rackete si è scusata, non altrettanto ha fatto la Germania. Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Mass ha commentato: “Salvare vite umane è un dovere umanitario” rivolto al Ministro dell’Interno italiano. “Soccorrere vite umane – ha aggiunto Mass, riferisce Sky – non può essere criminalizzato Tocca alla giustizia italiana ora chiarire le accuse“. Salvare vite non è un crimine, portarle dove si vuole può essere un problema e forse lo sarebbe stato se Sea Watch avesse preso il mare, subito dopo il salvataggio e si fosse presentata davanti al porto di Rotterdam.
Fonte: Adnkronos, AGI, Repubblica, Sky Tg 24, RT Deutch
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