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Cronaca

La comandante Sea Watch: “Voglio forzare il blocco. Ho bisogno delle vostre donazioni, tante”

Dopo il rigetto del ricorso presentato alla Corte Europea dai migranti della Sea Watch, la capitana Carola Rackete sarebbe pronta a sbarcare. Prima, però, ha chiesto donazioni per sostenere le spese legali.

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha respinto il ricorso dei 42 migranti a bordo, che avevano fatto appello al loro diritto di sbarcare denunciando le condizioni disumane a cui erano sottoposti da giorni. Carola Rackete, la comandante della nave, si era detta pronta a sbarcare, dopo la risposta della Corte, forzando le disposizioni date dal Viminale e il blocco imposto dal Decreto Sicurezza Bis. “Esprimiamo profondo sconcerto per la decisione della Corte che ha deciso di non ordinare allo Stato italiano di adottare nessuna delle misure d’urgenza richieste per le persone che si trovano a bordo. Tali misure appaiono necessarie per la tutela dei diritti fondamentali dei ricorrenti”, si legge nell’esposto dei legali dell’imbarcazione condiviso sul profilo Twitter della Sea Watch Italy.

La nota continua denunciando le condizioni disumane a cui sono sottoposti i profughi, e anche quelle da cui sono scappate, in Libia. Aggiunge poi che l’unico porto indicato come sicuro, cioè quello di Tripoli, non è per nulla sicuro in quanto, riportarli in zona libica, vorrebbe dire rimetterli nuovamente nelle condizioni da cui sono fuggiti. Si denuncia poi il Governo italiano – reo di aver messo in atto disposizioni non previste dal diritto del mare e dai diritti umani – e anche la Corte, la cui decisione appare “problematica e contraddittoria” circa l’invito, mandato al Governo italiano, di “assicurare assistenza necessaria alle persone vulnerabili o in difficoltà”. I legali trovano illogico che la Corte, che non ha ritenuto obbligo dell’Italia offrire un porto ai migranti, abbia invece invitato le autorità italiane a garantire rifornimenti e cure mediche alle persone a bordo.

Questa mattina, la Ong rilancia: “Se il nostro capitano Carola porta i migranti salvati dalla Sea Watch 3 in un porto sicuro, come previsto dalla legge del mare, affronta pene severe in Italia”, si legge in un Tweet della Ong tedesca, invitando a donare al fondo per l’assistenza legale di Sea Watch per “aiutare Carola a difendere i diritti umani”. E, a proposito di costi delle Ong e degli attivisti, nel 2018 la nave – a parte le paghe degli equipaggi – è costata 784.210,41 euro, in pratica il 55,9% dei costi totali. Una cifra ampiamente coperta dalle donazioni, che lo scorso anno sono arrivate, fino al 31 ottobre a 1.797.388,49 euro.

Fonte: Sea Watch Italy Twitter, Sea Watch International Twitter

 

Pubblicato da
Chiara Feleppa

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