Walter Veltroni torna alle cronache con il suo ultimo libro, in cui delinea una Roma aperta all’accoglienza dei migranti e dei Rom, con Ius Soli e diritto di voto agli stranieri. Quella Roma di cui lo stesso Veltroni ne è stato Sindaco, e grazie alla quale Salvatore Buzzi faceva affari d’oro.
Un bilancio delle sue passate amministrazioni, o più semplicemente un manifesto politico. Forse, una guida da dare ai suoi compagni di partito: a chi, forse speranzoso di aver sorpassato i pentastellati alle Europee, crede di proporsi in modo valido alla guida del Paese. Così, Walter Veltroni segna un altro tassello della sua carriera. Il suo ultimo libro, “Roma, Storie per ritrovare la mia città”, – di cui Repubblica riporta un estratto – è un manifesto dei Radical e uno sventolamento del politically correct, oltre che una denuncia dell’Italia a rischio. Per salvarla, Veltroni si serve degli insegnamenti di Berlinguer – come detto in un’intervista su La7 -, insegnamenti che hanno forse influito nello stile e negli argomenti del suo ultimo lavoro editoriale.
Veltroni rivendica la necessità dell’accoglienza – nonostante i recenti disordini di Casal Bruciato e Torre Maura siano stati indice di malesseri – e la battaglia per la concessione del voto agli extracomunitari. Roma, secondo l’ex Sindaco, pensionato di lusso, dovrebbe proporsi come Capitale multietnica e ospitale così come era stato fatto all’epoca del suo mandato. Nonostante le periferie della Capitale siano infiammate dalle rivolte contro Rom, migranti, occupanti abusivi e spacciatori, secondo Veltroni Roma sarebbe priva di “ghetti etnici”. Un’interpretazione lontana dalla realtà e a cui nessuno potrebbe darne conferma, neanche la Raggi.
Le pagine di Veltroni consigliano poi di dare una “degna sepoltura delle vittime delle tragedie dell’immigrazione” e rimettono al centro anche la questione dello Ius Soli: necessaria, sostiene il dem, la concessione della cittadinanza a tutti quei bambini che nascono in Italia. E proprio quando, ricorda Francesco Borgonovo su La Verità, l’ex Primo Cittadino spalancava le porte ai migranti, c’era chi come Salvatore Buzzi, a capo della cooperativa “29 giugno”, finiva coinvolto nello scandalo di Mafia Capitale, per trarre soldi dalla gestione degli stranieri. “Tu c’hai idea de quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico de droga rende meno..”, si legge su Adnkronos.
Fu Walter Veltroni, nel 2008, a chiedere che venisse dato agli stranieri residenti in Italia anche il diritto di voto, almeno alle amministrative. Erano in 30mila e per la prima volta furono chiamati ad eleggere i propri rappresentanti in Consiglio comunale. La sua Roma, quella a cui oggi Veltroni guarda con occhi nostalgici, “abbatteva i ponti”, così come ricordato nella presentazione a Villa Borghese, informa ancora Repubblica; “accorciava le distanze tra il centro e la periferia“; era la città sicura, la metropoli inclusiva, l’esempio di un modello di sviluppo in grado di promuovere la crescita economica delle città. Questo, almeno, è quanto sostiene Veltroni.
Parole applaudite, in quella sala, alla presenza del segretario PD Nicola Zingaretti; ma anche Gianni Letta e Walter Tocci, Vicesindaco e assessore alla Mobilità nelle giunte Rutelli. C’erano anche allora assessori e consiglieri comunali. Insieme, hanno ricordato la loro “grande stagione, che dimostra che Roma si può governare. Adesso speriamo che Raggi legga il libro e impari qualcosa”.
Fonte: Repubblica, La Verità, Adnkronos, La7
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