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Massimo, imprigionato ad Abu Dhabi: “Scariche elettriche ai genitali perché pregavo”

Massimo Sacco, imprenditore italiano da tempo in carcere negli Emirati Arabi Uniti, è stato graziato ed è rientrato in Italia. L’uomo racconta le torture e le sofferenze subite mentre era rinchiuso nella prigione.

Massimo Sacco imprenditore romano, è stato arrestato lo scorso anno negli Emirati Arabi Uniti, accusato di detenzione e traffico di droga. Le misure carcerarie, in quei posti, sono terribili. Ora l’uomo è stato graziato – come confermato da fonti della Farnesina – dell’emiro Khalifa bin Zayed al Nahyan, dopo un accordo e un intenso lavoro da parte dell’ambasciata italiana ad Abu Dhabi e quello del ministero degli Esteri.

Da un anno e alcuni mesi l’imprenditore si trovava recluso per scontare una condanna a 27 anni di carcere, ma adesso, dopo essere stato liberato, è tornato in Italia. “Lavoravo nell’ambito delle ristrutturazioni. Facevo un ottimo lavoro per dei famosi brand italiani. Allestivo i negozi. Avevo tutta la manovalanza e le forniture dall’Italia. Una maledetta sera sono andato in un club di Dubai Marina”, ricorda Massimo nel corso di un’intervista a Radio Rai2. “In sei anni non ho mai lasciato la mia compagna Monia. Quella volta, lei faceva il turno di notte, io ero reduce da quaranta giorni di lavoro consecutivo, ero molto stressato. Sono andato a prendere una birra e ho incontrato un altro italiano. Poi si è avvicinato un ragazzo di colore che ci ha offerto cocaina. L’altro italiano che era con me ha provato a portarsi a casa una ragazza conosciuta lì”. Ma quella ragazza era una spia dell’intelligence di Dubai e le Forze dell’Ordine sono entrate a casa sua. “Quell’uomo ha detto che la cocaina gliela avevo venduta io. Mi sono arrivati a casa, mi hanno pestato come l’uva, senza un mandato, senza niente. Hanno portato via la mia compagna che era in camera da letto, completamente nuda. Volevano che io ammettessi di aver portato la cocaina dall’Italia. Ma non era vero. Da quel momento inizia il mio incubo”.

Sacco ha quindi proseguito: “Mi hanno tenuto due notti dentro una stanza di tre metri quadrati in cui c’erano dodici persone, con una coperta, una bottiglia d’acqua e la possibilità di andare al bagno una volta al giorno. Appena chiedevi qualcosa, ti riempivano di botte. Poi mi hanno trasferito, sono stato mesi senza vedere la luce del sole, chiamare in Italia costava 1.20 euro al minuto, in sette mesi e mezzo ho speso 14.000 euro”. Massimo racconta anche di essere stato truffato da un avvocato locale e che il suo caso è stato poi trasferito ad Abu Dhabi. “Mi volevano accusare di spaccio e traffico internazionale di cocaina. Mi hanno trattato come una bestia, picchiato, incatenato mani e piedi e spedito in un carcere federale messo in cella con terroristi ed assassini. C’erano 180 posti letto e in prigione c’erano 280 persone. Pensavo di diventare pazzo”.

Poi racconta delle atroci torture subite: “Una sera stavo pregando con altri ragazzi cristiani nigeriani. Siamo stati presi e portati fuori, hanno preso il rosario, sbattuto per terra, ci hanno sputato sopra e mi hanno detto che esiste solo Allah, il loro Dio. Io gli ho detto che si sarebbero dovuti vergognare, visto che a febbraio negli Emirati sarebbe venuto il Papa. Mi hanno preso, portato dentro una stanza, in tre persone, lì c’era un energumeno che ha arrotolato un asciugamano, l’ha passato sotto il lavandino, mi hanno spogliato e mi ha spaccato tre costole. Poi mi hanno tolto le mutande e mi hanno dato le scosse elettriche ai genitali. Per motivi religiosi, in pratica”.

Una sofferenza proseguita per diverso tempo che non sarà facile da dimenticare: “A Natale mi hanno vietato di chiamare a casa, mi hanno detto che a Natale io ero tenuto a non chiamare la mia famiglia, visto che quella era la nostra festa più importante a livello religioso. Ci hanno fatto richiamare il 3 gennaio. Poi, dopo aver subito queste scosse elettriche, mi hanno preso, chiuso dentro un tubo, incatenato mani e piedi, e sotto c’era una fogna a cielo aperto. Mi facevano mangiare per terra, come i cani, solo con le mani. Io ho fatto una cazzata, non avrei dovuto farla, ma non meritavo di essere trattato così. Sono stato sempre corretto, ho fatto solo un errore”.

Fonte: Radio Rai 2

Pubblicato da
Lorenzo Pierini

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