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Tremonti: “Monti usò i nostri soldi per salvare le banche tedesche e francesi”

Giulio Tremonti, ex Ministro dell’economia sotto il governo Berlusconi, non sembra aver dimenticato ciò che accadde nell’estate del 2011. E non sembra neanche aver dimenticato il ruolo avuto dall’ex Premier Mario Monti. 

L’estate del 2011 non fu certo serena, né per gli italiani, né per chi allora era al governo. Gli strascichi e i rancori non sembrano essersi affievoliti nel corso del tempo e si va tutt’ora alla ricerca dei responsabili di quello spread che portò i conti in rosso. Una serie di circostanze sfavorevoli – esplosione del debito, rischio di declassamento dell’Italia, indebolimento del governo – portò al precipitare della situazione, con le dimissioni di Berlusconi allora in carica e la nascita del governo Monti in autunno.

Le tensioni erano cominciate già a gennaio 2011, con un calo dello spread che proseguirà a fasi altalenanti per i primi sei mesi dell’anno. Intanto, sul Premier cala lo scandalo del Rubygate, si fanno insistenti le voci all’opposizione e si fa pressione sul Ministro dell’economia, Giulio Tremonti, accusato di essere il responsabile del deficit. A luglio esplode la crisi e l’Italia entra nel gruppo dei Piigs – paesi in difficoltà – insieme a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Intanto, si fa strada l’idea della manovra per uscire dal debito che viene bocciata a causa dei rischi successivi legati a una debole crescita economica del Paese. Nel mentre, aumenta la pressione sui Btp e lo spread aumenta, mentre cala l’autorevolezza di Tremonti, unita ai timori per l’instabilità delle banche. Si fa allora strada l’idea di un governo tecnico, guidato da Mario Monti, sostenuto a gran voce come il migliore per un cambio di vertice a Palazzo Chigi.

Ad agosto le cose non vanno meglio. Anzi, lo spread aumenta fino ai 390 punti; si chiede al governo di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio e raggiungere un deficit pubblico pari all’1% del Pil già nel 2012. Intanto Mario Monti non sembra essere deciso, arrivando ad affermare di dare l’ok solo se anche Berlusconi avesse dato il suo appoggio. La situazione degenera e si arriva all’ultimatum dato a Berlusconi del 23 ottobre. Addio Berlusconi, ciao Monti. Ma la questione è tutt’altro che risolta.

Tremonti non dimentica

Giulio Tremonti sembra non aver mai dimenticato quel fatidico 2011 che gli è costato un calo definitivo della reputazione. Quel fatidico anno in cui l’economia italiana si ritrovò sommersa di guai, iniziato con una crisi e terminato nel governo tecnico di Mario Monti. I tormenti di quell’anno burrascoso non hanno lasciato la mente dell’allora Ministro dell’economia, conscio forse dei suoi errori e delle nefandezze compiute. “Non ci sarebbe stato tutto quel terremoto verso la Grecia se il debito non fosse stato nella pancia di banche tedesche e francesi. Del resto lo stesso golpe avvenne contro l’Italia, nel 2011, quando per mano tedesca e francese e con l’appoggio della ‘quinta colonna’ italiana, invece di permetterci di votare hanno fatto venire il governo Monti, che ci ha portato via i soldi e li ha dati alla Germania e alla Francia per salvare le loro banche. Quello fu un episodio di assoluto squallore”. 

Con queste parole, in un’intervista a ItaliaOggi, Tremonti commenta quel passaggio di poteri ricordato come una delle pagine più buie della nostra storia. Per il futuro, però, l’ex Ministro resta positivo: “L’America ci ha messo due secoli per costruirsi come continente, noi abbiamo appena 70 anni. Dobbiamo procedere, anche se i trattati europei non parlano mai di crisi e fanno male perché dovevano prevedere situazioni di criticità. Invece riceviamo dieci chilometri di regole europee ogni anno come se niente fosse. Ma così si arriva allo scollamento tra i vertici europei e la gente”.

Tremonti non risparmia il golpe del 2011, il governo Monti, né l’Europa, tanto auspicata proprio dall’ex dirigente UE. “L’attuale classe politica europea ha una caratura ben diversa da quella che si prodigò per far nascere l’Unione europea, dice l’ex Ministro. Ciò che è accaduto in Europa negli ultimi due decenni ha messo a dura prova le strutture economiche e politiche. Ciò che è emerso è stata un’asimmetria tra la necessità di una politica in grado di gestire i problemi e l’effettiva capacità politica di gestirli”. Per capire il futuro, conclude Tremonti nella sua analisi fatta in un’intervista, è necessario comprendere il passato. Un passato per lui avverso e privo certamente di luce. 

Fonte: Italia Oggi

Pubblicato da
Chiara Feleppa

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