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Taranto, una donna suona il violino mentre viene operata al cervello

Suonava il violino. Nel mentre, una squadra di medici le apriva il cervello per cercare di estrarre una massa tumorale dal suo cranio.

Un caso unico e raro viene da Taranto, dove una donna è stata operata al cervello mentre suonava il violino. I medici sono intervenuti per rimuoverle una massa tumorale, una neoplasia celebrale frontale sinistra a basso grado di malignità, mentre lei, violinista, ha continuato a suonare il suo strumento musicale, perfettamente conscia di quanto le stesse accadendo intorno. L’intervento è durato 5 ore ed è stato un gran successo, portato a termine dall’equipe dell’Unità di Neurochirurgia capitanata dal dottor Gian Battista Costella e dal dottor Nicola Zelletta, con la collaborazione fondamentale dell’anestesista, il dottor Angelo Ciccarese. 

Così, durante tutto il tempo dell’intervento, la donna ha continuato a suonare il violino, segno che le proprie passioni sono più forti dei dolori, come accaduto a Manuel Bortuzzo. L’Asl di Taranto ha espresso emozione per quanto verificatosi: l’intervento è il primo del genere nel Sud e solo pochi altri sono stati effettuati nel resto d’Italia, come riportato dall’Ansa. I medici hanno testato una tecnica all’avanguardia che prevede la sollecitazione costante del paziente, molto efficace per monitorare le condizioni ed essere sicuri di non compromettere nessuna zona del cervello. Il dottor Costella ha spiegato: “Sembra assurdo, ma così si fa comunicazione con il paziente spiegando cosa si sta facendo il modo di tranquillizzarlo il più possibile e monitorare tutto in maniera molto più attenta”.

In casi di questo genere è infatti fondamentale avere il paziente adatto, dal momento che si richiede una partecipazione attiva, cosa che può essere fonte di stress. Costella ha ribadito come la tecnica sia molto indicata nei casi in cui bisogna rimuovere lesioni localizzate in zone critiche. Non è un’esperienza semplice, ma fortunatamente l’operazione della 23enne ha avuto successo grazie al personale medico, all’ausilio di dispositivi di ultima generazione come il neuronavigatore e il monitoraggio neurologico, ma soprattutto grazie alla coraggiosa paziente.

Fonte: Ansa

Pubblicato da
Giulia D'Angelo

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