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Due mesi di carcere per uno schiaffo al figlio: per i Giudici è abuso

Una mamma, come stabilito dal Tribunale di Pontevedra, in Spagna, è stata condannata a due mesi di reclusione per aver dato uno schiaffo a suo figlio, di dieci anni, che non voleva fare la doccia. 

In Spagna, precisamente a Pontevedra, una città di circa 80 mila abitanti, una mamma è stata condannata a due mesi di reclusione per aver dato uno schiaffo al figlio che non voleva fare la doccia. La donna ha ottenuto poi la sostituzione dei circa 60 giorni di reclusione in due mesi di lavoro socialmente utili presso una comunità. L’Audiencia di Pontevedra ha affermato che il reato commesso dalla donna rientra nell’ambito della violenza domestica. Per tale ragione dovrà anche mantenere la distanza di almeno 200 metri dal figlio per sei mesi.

Il tutto è accaduto il 20 maggio scorso quando il figlio, un ragazzino di appena dieci anni, si era rifiutato più volte di lavarsi e di fare la doccia, perché “non aveva voglia“. La mamma, dopo varie insistenze, ha dato un paio di schiaffi al bambino, come riportato da Il Corriere della Sera. Nulla di grave, né allarmante, eppure la donna è finita sotto processo. Il Tribunale di Pontevedra ha infatti ritenuto il ragazzino vittima di un abuso e che “il rimprovero a una disobbedienza non può, mai e poi mai, giustificare l’uso della violenza fisica“. I Magistrati hanno riconosciuto che i genitori hanno il diritto e il dovere di correggere i figli in quanto“è integrato negli obblighi e diritti derivanti dall’autorità dei genitori”; tuttavia, hanno evidenziato che in Spagna tutto ciò “è concepito se, e solo se, il gesto è finalizzato al beneficio dei figli e alla realizzazione della formazione integrale ed ha come limite l’integrità fisica e morale di questi.”

La difesa ha al contrario sostenuto che il comportamento della donna avesse come unico obiettivo correggere il minore, ma la motivazione non è stata ritenuta valida. La notizia ha fatto il giro del web e si sono scatenate le polemiche in tutto il mondo. Ci si chiede fino a che punto i genitori abbiano il diritto di esercitare il loro potere per educare a dovere i figli senza rischio di essere denunciati.

Fonte: Il Corriere della Sera

Pubblicato da
Chiara Scrimieri

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