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Marzia, 18 anni, si dà fuoco nel luogo dove si era ucciso il padre, 5 anni fa

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Ancora dramma, nella stessa casa. Sono passati cinque anni da quando Mauro Sari, muratore quarantasettenne di Savona, si tolse la vita cospargendosi di benzina e dandosi fuoco. A ripetere lo stesso gesto, pochi giorni fa, è stata la figlia, Marzia Sari, poco più che diciottenne e studentessa del liceo scientifico Grassi, dove quella mattina i compagni e i professori la aspettavano.

«Il suo insegnante l’aspettava per consegnarle il compito in classe: era andato molto bene, un otto – A parlare è Fulvio Bianchi, il preside del Liceo Scientifico Grassi –  Era orgoglioso di poterla gratificare. Solo più tardi abbiamo saputo. Nessuno ci voleva credere». I compagni avevano visto il banco vuoto. Nel corso della mattinata si era diffusa la notizia di un tentato suicidio da parte di una ragazza. Ma nessuno aveva collegato l’assenza di Marzia alle notizie provenienti dall’esterno.

«I ragazzi non sono stati neanche sfiorati dall’idea che si trattasse di Marzia – ha raccontato il preside – Sino a quando non si è fatto esplicito riferimento al drammatico episodio del padre: un caso che, in classe, tutti conoscevano, ma nessuno lo citava mai».

«Gli insegnanti – ha spiegato ancora Bianchi –  assicurano che Marzia non ha mai dato segni di disagio. Pur conoscendo la sua storia e riservandole particolari attenzioni, non avevano notato nulla». Sempre sorridente, gentile, educata, precisa e con un buon rendimento. Sembrava il dramma del padre morto suicida appartenesse ormai solo al passato. Invece, alle 6.30 del mattino, Marzia, come in un rewind, ha ricreato lo stesso gesto del padre, dandosi fuoco proprio in quel piazzale di Vado Ligure, in provincia di Savona, dove, il 17 Maggio del 2013, il padre compì il folle gesto.

Qualche mese prima, il 26 Febbraio, poco dopo l’exploit elettorale che aveva visto il Movimento Cinque Stelle irrompere prepotentemente nella scena politica, Sari, che aveva problemi economici – ma non molto gravi – e forse di salute, si era presentato davanti casa di Beppe Grillo con la sua piccola Ape blu, chiedendo disperatamente aiuto, come più volte ha ricordato il fondatore del M5s. «Vediamo se si può intervenire, alcune cose si possono fare direttamente. Ci sono casi drammatici», aveva detto Grillo ai giornalisti che accerchiavano la sua casa. «Mica mi aspetto miracoli da Beppe Grillo», aveva invece detto Sari. Niente miracoli. Solo una richiesta e un tentativo d’aiuto umano che tuttavia, cinque anni fa, non è bastato. L’incubo ora si ripete, a distanza di tempo, ed è simbolo di una catarsi umana che vede l’uomo auto distruggersi. Esito diverso ha avuto il gesto della diciottenne, di cui sono sconosciute le ragioni. Sull’asfalto resta un cerchio tracciato col gesso dai carabinieri e i brandelli degli abiti bruciati. La a ragazza è sopravvissuta, con ustioni sull’80 per cento del corpo ed è ora ricoverata al Centro ustionati di Torino.

Chiara Feleppa