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«Non ho capito che mia moglie soffriva, non riesco a darmi pace per quello che è successo»

«Non ho capito che mia moglie aveva qualcosa, che soffriva, non riesco a darmi pace per quello che è successo». Un uomo disperato siede negli uffici del commissariato Celio. Un giovane ingegnere di Agnone, in provincia di Isernia, Francesco Di Pasquo, passato in un attimo dalla gioia di essere diventato padre di due bimbe finalmente sane al dolore inimmaginabile di averle perdute per sempre, insieme con la moglie, suicida all’alba di ieri nel Tevere. Pina Orlando, 38 anni, si è tolta la vita alle 6.15 lanciandosi da ponte Testaccio, come riportato da Il Corriere della Sera. Forse stringeva le gemelline Sara e Benedetta, nate premature (erano tre, una non è sopravvissuta) nell’agosto scorso al Policlinico Gemelli ma poi dimesse in buone condizioni. La prima a novembre, la seconda solo il 17 dicembre scorso. Un sogno fortemente voluto diventato realtà. «Io però non le ho viste», avverte un panettiere romeno che ha assistito al suicidio. Passava in auto quando si è imbattuto nella donna.

«Era lì, immobile, con una coperta bianca sulle spalle. All’improvviso è salita sul parapetto e mi è sembrato come se scivolasse di sotto. Non ho fatto in tempo ad avvicinarmi», ha aggiunto. Poco prima di mezzogiorno la polizia fluviale e i sommozzatori dei Vigili del fuoco hanno ritrovato il corpo di Pina sotto ponte Marconi. Nessuna traccia fino a tarda sera delle gemelline: il tragico sospetto è che la corrente le abbia portate verso la Magliana o l’Idroscalo di Ostia. È già successo nel 2012, quando Patrizio Franceschelli, poi condannato a 30 anni, uccise il figlio Claudio di 16 mesi gettandolo da ponte Mazzini, a Trastevere, per fare un dispetto alla ex. Questa volta la speranza in un miracolo è difficile da abbattere. «È anche difficile pensare che la madre sia riuscita a salire sul parapetto tenendo in braccio le gemelline, forse però le ha lanciate prima di uccidersi o ha riservato loro un’altra sorte», è l’ipotesi degli investigatori del commissariato che per sicurezza hanno ispezionato ogni angolo di Testaccio (cassonetti compresi) dove la coppia era andata a vivere, dopo la nascita delle bimbe, nell’appartamento di un parente del papà a due passi dallo storico mercato. Un modo per non dover tornare in Molise lasciando le piccole al Gemelli.

Francesco e Pina — impiegata in uno studio notarile vicino a Isernia — avevano accantonato il lavoro per stare accanto alle figliolette. Felici per le dimissioni dall’ospedale avevano attaccato il fiocco rosa sul portone. Ieri mattina proprio fra i banchi che aprivano al pubblico il padre delle bimbe si è aggirato disperato con i nonni materni alla ricerca della moglie. Poco prima una vicina di casa, Antonella, lo aveva sentito piangere e gridare.

«Ci siamo svegliati alle 3 per la poppata, sembrava tutto normale — ha raccontato l’ingegnere —, ci siamo riaddormentati, o meglio pensavo che anche mia moglie si fosse riaddormentata. Invece si è alzata, ha preso le piccole, le ha avvolte nella coperta bianca sul divano ed è uscita senza chiudere la porta». Pina non voleva che il marito e i genitori si svegliassero. Si è vestita ed è andata via con le bimbe in braccio. Poco prima delle 5 la drammatica scoperta. «Le ho cercate, non c’erano. Poi ho visto la porta socchiusa e ho avuto un colpo al cuore». La sua versione coincide con quella dei suoceri: «Mia moglie era solo molto preoccupata per la salute delle bambine, ma non ricordo una frase, un atteggiamento che potesse far pensare a un gesto simile». La depressione post partum è una delle piste seguite dalla polizia che ha ascoltato anche i genitori dell’ingegnere. «Sono una famiglia unita, lo sono stati sempre, anche fra consuoceri. È una tragedia per tutti», spiega chi indaga.

 

Fonte: Il Corriere della Sera
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Redazione

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