La madre di Desirée parla per la prima volta dopo l’assassinio della figlia e dice che i media sono stanno “violentando” il ricordo della sua bambina.
Barbara Mariottini probabilmente non ha più lacrime. Non sa darsi pace perché non è riuscita a proteggere sua figlia dalla più terribili delle morti. Desirée, prima drogata, poi violentata e lasciata morire da un gruppo di nigeriani aveva solo 16 anni e già tante difficoltà da superare. Sul suo Facebook la ragazza aveva postato una foto con la scritta “nata principessa crescita guerriera un angelo bianco con l’anima nera” e ancora “Non sono strano…ho solo una realtà diversa dalla vostra” .
Barbara ha deciso per la prima volta di parlare dopo la tragedia e lo fa non dal salotto di Barbara D’Urso, ma dalle pagine del settimanale Grazia, in cui racconta l’incubo che sta vivendo: “Hanno scritto che la mia Desirée non era altro che una drogata, come se questo fosse un buon motivo per morire a quel modo e a 16 anni. Hanno lasciato intendere, suggerito, insinuato che io fossi, in realtà, una tossicodipendente, che non seguissi mia figlia e che l’avessi abbandonata. Non lo sono. Non è vero e lo trovo ignobile. Quei balordi hanno violato mia figlia, ma la stampa, i social e le tv stanno violando adesso anche me e la mia famiglia”.
Barbara ha raccontato di quando ha avuto Desirée, a soli 19 anni: “Avevo 19 anni quando Desirée è nata. Oggi ne ho 35 e ho avuto la fortuna di avere un’altra figlia che Desirée proteggeva, così come io ho cercato di proteggere lei senza, purtroppo, riuscirci”. E’ stato detto che la ragazza soffrisse di depressione e che per questo fosse in cura: “Non abbiamo trascurato l’inquietudine di Desirée. Sapevamo di avere un problema. Siamo stati noi stessi a rivolgerci ai servizi sociali. Abbiamo chiesto aiuto a chi doveva darci una mano, ma evidentemente non è servito”.
Barbara ha detto di averla accompagnata diverse volte a Roma, ma mai nel quartiere San Lorenzo: “Mia figlia non ha mai frequentato quella sporcizia e i suoi amici non erano certo quei balordi imbottiti di droghe, pasticche. Non erano quelle canaglie che hanno fatto strazio del corpo di mia figlia. Non erano quei teppisti, non erano loro”. Desirée viveva con la madre e la sorella più piccola di 4 anni, perché la mamma si era separata dal quell’uomo che aveva anche dei precedenti: “Quei precedenti penali sono stati il pretesto per mostrificarci. Si prova sempre a fare i genitori. Si dice che sia un esercizio. Anche noi, come tutti, abbiamo tentato. Io e il padre di Desirée ci siamo allontanati come può accadere a qualsiasi coppia e io ho avuto assegnata la patria potestà. Ma loro due avevano un rapporto bellissimo”.
Barbara conclude l’intervista con una frase choc: “Me la vogliono trattare come una drogata. Hanno abusato di mia figlia da viva, stanno continuando a farlo anche ora che è morta”. Chissà se esisterà mai pace per certe vite minate da tanto dolore.
Fonte: Facebook De Sy, Grazia
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