“Ma vi pare normale che uno sbarca in Italia, va in albergo, fa domanda di asilo politico e intanto picchia un Carabiniere, molesta una minore e spaccia droga fuori dalle scuole e io Ministro dell’Interno non posso fargli nulla fino al termine dell’iter sulla sua domanda di asilo. Qualche settimana fa dei richiedenti asilo a Como pestarono degli autisti di autobus. Con il decreto su Sicurezza e Immigrazione queste persone sono considerate socialmente pericolose. Quindi verranno portate in un Centro per l’espulsione e rimandati da dove sono venuti. Potranno essere espulsi se hanno una sentenza di condanna di primo grado, o se il Questore li ritiene socialmente pericolosi. Se ti becco a spacciare droga per me sei socialmente pericoloso“. Sono le dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini durante la trasmissione Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro.
Il tema è il decreto Sicurezza approvato ieri all’unanimità dal Consiglio dei Ministri. Porro qui obietta, fondatamente: “Questo aspetto della legge potrebbe avere dei profili di incostituzionalità perchè i principi dello Stato sanciscono l’innocenza fino a sentenza definitiva di terzo grado, dicono alcuni giuristi. E quindi Mattarella potrebbe dire la sua...”. Tradotto: potrebbe non firmare il decreto. Il Ministro risponde: “Se ti becco che spacci, ti sospendo la domanda di asilo, ti rimando al tuo Paese. Se alla fine verrai assolto potrai tornare in Italia e la tua domanda proseguirà l’iter che era stato interrotto…ma non ti tengo per le stra di Milano, Roma con le tue bustine di eroina in tasca in attesa che venga accolta la tua domanda di asilo politico”
Ma la “sospensione della domanda di asilo” e il ritorno obbligato del migrante nel Paese d’origine potrebbe essere troppo per il Colle, il cui inquilino per ben due volte era intervenuto sul Governo per chiedere lo sbarco dei migranti della Diciotti, con tutto quello che ne è conseguito.
Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durnate un incontro del 26 ottobre al Quirinale con alcuni studenti delle scuole secondarie di primo grado. Rispondendo alla domanda di uno di loro su “come si comporta quando gli capita di dover firmare degli atti che non gli piacciono” ebbe a dire: “C’è un caso in cui posso, anzi devo, non firmare: quando arrivano leggi o atti amministrativi che contrastano palesemente, in maniera chiara, con la Costituzione. Ma in tutti gli altri casi non contano le mie idee … ho l’obbligo di firmare”.
Fonte: Quarta Repubblica
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