«Il ponte Morandi è un fallimento dell’ingegneria». Era il 2016. Due anni prima della tragedia che ha colpito la città di Genova. Antonio Brencich, docente in «costruzioni in cemento armato» presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, era stato chiaro. In un’intervista rilasciata all’emittente Primocanale aveva detto: «Quel ponte è sbagliato. Prima o poi dovrà essere sostituito. Non so quando. Ma ci sarà un momento in cui il costo della manutenzione sarà superiore a quello della sostituzione. Alla fine degli anni Novanta erano già oltre l’80 per cento del costo della costruzione».
Nonostante questo, Morandi firmò negli anni successivi altri due ponti gemelli: il viadotto di Genova, finito nel 1964, e il ponte sul Wadi el Kuf di Beida, in Libia, aperto nel 1971. «A quel tempo fare un ponte con questa sagoma – a “cavalletto bilanciato” – spiega Brencich – sembrava un’idea molto innovativa e piacque molto».
Ma anche a Genova i problemi iniziarono quasi subito. «Negli anni Novanta furono fatti molti lavori: gli strali furono affiancati da nuovi cavi di acciaio – ha spiegato Brencich, come riportato dall’Adnkronos – Indice che già al tempo furono rilevati cedimenti e si cercò di correre ai ripari integrando la struttura originaria per far sì che non insorgessero situazioni di pericolo. E sono tanti i genovesi come me che si ricordano cosa succedeva all’inizio passandoci sopra: era tutto un saliscendi. Morandi aveva sbagliato il calcolo della “deformazione viscosa”. Tradotto: di cosa succede alle strutture in cemento armato nel tempo. Era un ingegnere di grandi intuizioni ma senza grande pratica di calcolo.
https://www.leggilo.org/2018/08/14/ponte-morandi-genova/
Fonti: Primocanale, Adnkronos
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