Nel gommone naufragato erano presenti oltre 120 persone. Solo 16 sono sopravvissute e tra i morti ci sono almeno tre bambini. L’imbarcazione è entrata in difficoltà in area Sar libica. Spettava dunque a Tripoli, e non a Roma, coordinare le operazioni di salvataggio. Ma l’Ong spagnola accusa l’Italia, come riportato da Il Corriere della Sera.
La smentita, ufficiale, arriva dalla Marina di Tripoli. Il portavoce, l’ammiraglio Ayoub Qassem, ha escluso responsabilità italiane e ha spiegato all’Agi che “il naufragio è avvenuto in acque territoriali libiche e la Guardia costiera non poteva intervenire in alcun modo“. E lo stesso ha fatto, in una nota, la Marina italiana: “In merito all’evento SAR avvenuto nella giornata di ieri e per il quale risultano dispersi circa 100 migranti – si legge – si informa che lo stesso è accaduto in acque territoriali libiche e non ha visto in alcun modo il coinvolgimento della Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma”. Tradotto: se l’Ong avesse voluto prestare il suo aiuto, avrebbe dovuto telefonare a Tripoli – non a Roma- e collaborare con i guardiacoste per portare i migranti in Libia. Ha perso tempo. E dopo ha accusato l’Italia
Le posizioni delle Ong e del Governo italiano restano inconciliabili. I natanti umanitari intendono rimanere veri protagonisti delle operazioni di soccorso nel mar Mediterraneo, ruolo che l’Italia intende invece affidare alla Libia.
Fonti: Corriere della Sera, Agi, Fanpage
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