Francesco è entrato in polizia nel 2004 dopo tre anni nei paracadutisti. E’ sempre stato nel reparto volanti, prima a Milano e poi a Roma. Ha le dita della mano sinistra graffiate e fasciate dai cerotti: “Ho salvato una persona ma non mi sento un eroe, è il mio lavoro, lo sognavo fin da bambino”. Francesco Macaluso racconta così quei momenti:
“Ho visto ragazzo in bilico sulla balaustra che minacciava di gettarsi nel vuoto. Insieme ad altri colleghi abbiamo iniziato a parlargli per creare un contatto, frasi apparentemente semplici che sono state però d’aiuto: “Come ti chiami?”, “Non ti preoccupare, si risolve tutto”; grazie a un agente che dal terrazzo limitrofo lo ha distratto, siamo riusciti a raggiungerlo ma a quel punto si è gettato. Sono riuscito ad afferrarlo per i jeans ma ho sentito i pantaloni strapparsi e ho creduto, vedendolo così magro, che potessero sfilarsi. Allora con la mano con cui mi tenevo alla balaustra, l’ho preso per la cintura. Lui opponeva resistenza, continuava a lasciarsi andare”.
Sarebbe potuto cadere anche lei, non ha avuto paura?
Perché è entrato in polizia?
“Quando giocavamo a “guardia e ladri” facevo sempre il poliziotto era il mio sogno di bambino e l’ho realizzato. La mia vita è questo: i miei figli, il lavoro e lo sport, pratico bodybuilding. Forse senza l’allenamento quel ragazzo non sarei riuscito a tenerlo“.
Cosa l’aiuta nel suo lavoro?
Fonti: Il Messaggero, One Media Video
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