Nessuno aveva sospettato nulla. Del resto ora ci si domanda: perché sospettare? Sulla base di quali indizi? Giada aveva scelto addirittura le bomboniere, l’abito, aveva prenotato il ristorante, il pranzo, la torta, le bomboniere e i confetti. Aveva scelto gli invitati: tutto per coronare una giornata indimenticabile. Lo è stata, ma per motivi tragici. Lei senza sollevare il minimo sospetto, ha messo in scena anche il tragico atto finale.
L’unica verità l’ha confessata al fidanzato, un attimo prima di lanciarsi nel vuoto. Lui l’aveva chiamata al telefono perché non riusciva più a trovarla, lei ha risposto: “Sono qui, alza gli occhi, mi vedi?”. E così lui l’ha vista precipitare dal tetto della Facoltà.
La notizia del suicidio ha posto fine anche alla seduta di laurea, immediatamente sospesa per tutti. Sul posto sono accorsi il Rettore Gaetano Manfredi, il pm Roberta Simeone e la polizia. Il corpo di Giada dopo qualche ora viene trasferito all’Istituto di Medicina Legale di Napoli per l’autopsia. Ma alla fine, quando la disperata finzione di Giada viene smascherata, il magistrato decide di riaffidarla alla famiglia, senza disporre l’esame.
Nulla di quello che la giovane aveva detto per anni ad amici e parenti era vero. Il suo nome non figurava tra i laureandi di lunedì 9 aprile, ma neppure negli elenchi degli studenti della Federico II. Per tre anni era stata iscritta alla facoltà di Farmacia, senza dare esami. L’ultimo anno accademico, il 2017-2018, non si era neppure presentata in segreteria per pagare le tasse. Giada aveva messo in piedi una rappresentazione ormai insostenibile. E non è riuscita più ad uscirne. Ha creduto così, ed ha considerato il tetto dell’Università l’unica possibile via di uscita.
Fonte: Ansa
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