Alessandro Naso intende rispondere al clamore e alla commozione suscitati dalla scomparsa della sua bambina con queste parole: «Vi prego, non chiamatela più ‘la bimba di pietra’, perché non le faceva onore prima e non fa onore al suo ricordo adesso. Di pietra, lei, aveva solo la determinazione e la voglia di vivere». Sì, perchè “pietra” rammenta qualcosa di muto e insensibile, il contrario della piccola Bea. La bambina era perfettamente consapevole di quanto le stava accadendo. E racconta un particolare straziante: «Era una bimba sveglia, pienamente conscia della sua malattia e per questo aveva paura di addormentarsi e morire nel sonno. Mi diceva: ‘Papà, stai qui con me, non voglio chiudere gli occhi, stai qui con me’». Bea andava benissimo a scuola e sognava di diventare anestesista: «Solo due settimane fa aveva preso un 9, era la prima della classe e spero che sabato tutti i suoi compagni di scuola vengano a salutarla per l’ultima volta». Alessandro saluta con queste parole «Voglio tenere alto il ricordo di Bea aiutando i bambini affetti da malattie gravi e rare attraverso l’associazione, spero che la vita me lo lasci fare».
Fonte: Il Corriere della Sera
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