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Sopravvissuto a Rigopiano: “Chiamavo, ma intorno era solo silenzio”

Un anno fa, la tragedia di Rigopiano: una valanga venne giù da una cresta presso l’omonima località situata nel comune di Farindola, in Abruzzo. La slavina investì in pieno l’albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort, causando ventinove vittime. Era il 18 gennaio. Per giorni, l’Italia intera seguì in trepidante attesa di un miracolo i soccorsi ed effettivamente diverse fuori le persone estratte vive da quel che restava del resort. L’ultimo in ordine di tempo Giampaolo Matrone, il pasticcere di Monterotondo, che si è salvato, mentre la moglie Valentina Cicioni, infermiera al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, non ce l’ha fatta.

Giampaolo Matrone venne tirato fuori dopo 62 ore e ha subito 5 interventi al braccio e alla gamba, come riportato dall’Ansa. Oggi racconta quei terribili momenti in cui si accorse che per la sua Valentina non c’era più nulla da fare. “Riuscivo a muovere appena la testa e la mano sinistra, che avevo libera”, spiega proseguendo poi: “Intorno a me vedevo solo corpi e macerie. Dov’ero io la neve non era arrivata. Con la mano sinistra riuscivo a liberarmi un po’, Valentina era a pochi passi da me”. Poi l’uomo racconta gli attimi della tragedia: “Eravamo appena rientrati, ci avevano detto che la turbina non sarebbe arrivata. Mentre parlavamo, io ero sotto a un arco. Di fronte a me, c’erano gli ospiti e i lavoratori dell’hotel. A un certo punto, ho sentito come quando passa la metropolitana. Poi sono volato, avrò fatto una quindicina di metri di volo”.

Il racconto è straziante: “Affianco a me ho sentito tre colpi di tosse di una persona, che poi so che non ce l’ha fatta. Ho chiamato subito Valentina e non rispondeva”. Intorno a Giampaolo Matrone all’inizio c’è il silenzio totale: “Le prime chiacchierate le abbiamo fatte con gli altri ragazzi che sono sopravvissuti. Il primo pensiero è stato a nostra figlia Gaia, che non era con noi, era a casa”. Per due giorni e mezzo l’uomo è rimasto sotto le macerie: “Sono stato senza mangiare e senza bere, ci penso oggi e dico che rispetto a quello che era successo stare senza mangiare e senza bere era il minimo. In tutto questo tempo, ho avuto affianco a me una sciarpa di Valentina, è stata lei a proteggermi in tutto quel tempo”.

GM

Fonte: Ansa

Pubblicato da
Gabriele

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