Della situazione erano a conoscenza anche gli assistenti sociali, i quali avevano redatto un verbale in cui segnalavano le condizioni igieniche e ambientali disumane in cui la ragazza viveva. Quel verbale era pervenuto sicuramente per prassi anche al magistrato della Procura e alle autorità locali. Ma se questo è facilmente desumibile se non certo, il dubbio che sorge è su come sia possibile che, nonostante tutti fossero a conoscenza di quella situazione, nessuno sia intervenuto per salvare Paola da quella prigione in cui si era rintanata.
Era palese che il dolore provato da Paola fosse atroce, nessuno che sia in pace con se stesso si chiuderebbe per 14 anni, per giunta in una fase della vita in cui dovrebbe costruire le basi per il futuro. Nemmeno il più insensibile e apatico avrebbe potuto fingere di non capire dato che in quei 14 anni di reclusione, un urlo di dolore si levava quotidianamente da quella abitazione. Il compito di salvare quella vita così complicata e fragile spettava proprio ai servizi sociali, alla Procura, ai Carabinieri, i quali avrebbero dovuto assistere quella ragazza cercando di dare sollievo al suo dolore in una struttura specializzata, liberarla da quella prigione che l’ha vista uscire solo quando era troppo tardi per cominciare a vivere.
F.S.
Fonte: Chi l’ha visto?
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