Il caso, che aveva segnato la fine politica di Marino a Roma. riguardava 54 cene private che l’ex primo cittadino aveva pagato tra il 2013 e il 2015 con la carta di credito del Campidoglio, quella in teoria utilizzabile solo per spese inerenti all’attività amministrativa e politica. Secondo l’accusa Marino aveva spacciato quelle cene private nei giustificativi di spesa per incontri istituzionali. In realtà, secondo gli inquirenti, Marino avrebbe pagato le cene coi soldi pubblici ad amici e parenti, comprese la moglie e la madre, spendendo circa 12mila e 700 euro. Oltre che per i reati di falso e peculato, Marino era stato indagato anche per truffa, in merito ai compensi di alcuni collaboratori fittizi della Onlus Imagine, da lui stesso fondata. Per questa accusa è stata confermata l’assoluzione.
“Mai nella mia vita e nelle mie funzioni ho utilizzato denaro pubblico per motivi personali”, ha detto Marino oggi di fronte ai giudici che lo hanno condannato.
Fonte: Agi
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