Tre volte al Pronto Soccorso per un forte mal di testa, i medici le danno del paracetamolo: Alessandra muore di tumore

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Fonti ed evidenze: Stampa, Fanpage

Una visita frettolosa, una prescrizione medica fatta senza accurata diagnosi e Alessandra Taddei è morta nel giro di poco per un tumore non riconosciuto in tempo.

Tutto era iniziato con un banale mal di testa. Alessandra Taddei – professoressa presso una scuola media di Verbania, in Piemonte – si era recata al Pronto Soccorso dove i medici si erano limitati a prescriverle del paracetamolo. In realtà si è poi scoperto che quelle forti emicranie erano i sintomi di un tumore.

La docente non ce l’ha fatta e, a distanza di un anno da quella prima diagnosi errata, è deceduta lo scorso 20 agosto ad appena 54 anni. Il marito della vittima, il professor Francesco Costa, ha denunciato quanto la moglie ha dovuto sopportare  a causa di una diagnosi frettolosa ed errata. Infatti è stato necessario un mese di tempo e un viaggio in Lombardia per capire che quelle emicranie erano in realtà il biglietto da visita di un male  risultato incurabile. Il professor Costa ricorda la prima notte in cui corse al Pronto Soccorso di Verbania insieme alla moglie. Intervistato dalla Stampa ha raccontato: “Quella notte alle 3,07 andammo in pronto soccorso. Fu dimessa alle 4,44. Anamnesi: cefalea senz’aura, presente da anni e acutizzatasi questa notte. Prescrissero delle gocce e paracetamolo”. Ma Alessandra non migliorava. Come avrebbe potuto vista la reale natura del suo malessere. Infatti, nel giro di poco, si verificarono altri due episodi simili: uno il pomeriggio del giorno dopo quando a causa della persistente emicrania, i familiari decisero di chiamare un’ambulanza; un terzo episodio la settimana successiva. Dunque nel giro di sette giorni la donna si recò ben tre volte in Pronto Soccorso e in nessuna di queste tre volte i medici capirono che aveva un tumore: continuavano a prescriverle il paracetamolo. La terza volta però il marito di Alessandra chiese che venissero effettuati esami più specifici: esami che vennero rimandati a quattro giorni dopo.

Nonostante la richiesta di parlare con un medico, il marito della vittima non fu ascoltato: da qui la decisione di rivolgersi  ai Carabinieri prima di partire, il giorno dopo, alla volta di Milano, su consiglio di una parente, viste le condizioni sempre più precarie della donna: “L’abbiamo portata al San Raffaele di Milano è entrata in codice arancione, alle 13. Le hanno fatto esami e Tac, alle 18 il medico mi ha spiegato che avevano trovato una massa voluminosa che premeva contro il cervello. Era il tumore”. Nei giorni successivi Alessandra fu sottoposta a un’operazione alla quale hanno fatto seguito le radioterapie ma purtroppo  il tumore è tornato strappandola all’amore del marito e dei figli. Il marito conclude: “So che mia moglie non si sarebbe salvata ma almeno non avrebbe sofferto quei giorni in più finché siamo dovuti andare in Lombardia”.