Giulia muore a 36 anni: la dermatologa aveva scambiato un tumore per una verruca

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Fonti ed evidenze: Messaggero, Fanpage

Un errore costato la vita al giudice Giulia Cavallone. Condannata la dermatologa che non riconobbe in tempo il tumore della donna.

Errare umano. Ma quando si esercita la professione medica lo sbaglio diventa un lusso che non ci si può permettere. Una dermatologa è stata condannata per omicidio colposo in quanto un suo errore di valutazione è costato la vita ad un giudice.

ANSA/TINO ROMANO/ARCHIVIO

Il giudice in questione è Giulia Cavallone, deceduta il 17 aprile 2020 a causa di un tumore non diagnosticato in tempo. Cavallone aveva solo 36 anni ed esercitava presso il Tribunale di Roma. Era figlia di Roberto Cavallone, già pm capitolino, poi procuratore a Imperia e, quindi, sostituto procuratore generale a Roma. Giulia Cavallone ha lavorato fino all’ultimo ed era balzata agli onori della cronaca per il suo impegno nel processo inerente la morte di Stefano Cucchi. Era stata proprio Cavallone che il 26 febbraio scorso aveva celebrato a porte chiuse il processo a carico di otto carabinieri accusati dei falsi e dei presunti depistaggi compiuti per nascondere gli autori del pestaggio in caserma subito da  Cucchi.

Ora la dermatologa in questione è accusata di avere definito come «verruca seborroica» un neo sul polpaccio della donna che in realtà era un melanoma nodulare maligno ulcerato da cui è partita la forma tumorale che ha causato la morte di Cavallone. Al medico è stata riconosciuta una condotta colposa ed è stato provato il nesso di causalità tra la diagnosi errata e il decesso del magistrato Giulia Cavallone. “La famiglia sta portando avanti questa battaglia già iniziata dalla Cavallone quando era ancora in vita per impedire che quanto accaduto non abbia a ripetersi in futuro” – hanno commentato i legali della difesa. Per la precisione la dottoressa, quel giorno disse proprio alla vittima: “Non si preoccupi, è solo una verruca seborroica”. E’ stato poi dimostrato che quell’errore fu fatale: se Cavallone avesse iniziato la cura contro il tumore subito, si sarebbe potuta salvare e oggi sarebbe ancora con la sua famiglia. La dermatologa è stata condannata ad otto mesi di reclusione con rito abbreviato. E mentre una dottoressa viene condannata, un’altra è stata radiata dall’albo per tutt’altri motivi. La dottoressa Barbara Balanzoni è stata radiata per le sue posizioni sul vaccino anti Covid.