La pensione non basta: Donato, 72 anni, perde la vita in cantiere

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Fonti ed evidenze: Fanpage , Repubblica

Donato Marti, originario di Avetrana, era impegnato con altri operai nei lavori di ristrutturazione di un immobile: poi la terribile fatalità.

Un’altra tragica morte sul lavoro quella avvenuta ieri, 21 giugno, nei pressi di Lecce, che vede protagonista un’ operaio 72 enne, Donato Marti.

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

“Mesciu Dunatu”, così tutti lo conoscevano ad Avetrana, in provincia di Taranto, in mattinata era partito dalla sua abitazione per raggiungere il capoluogo salentino dove da qualche giorno aveva iniziato a lavorare insieme a due colleghi alla ristrutturazione di un immobile in via Parini. Secondo i primi rilievi, sembra che l’uomo, per cause da accertare, sia caduto da un’altezza di circa cinque metri mentre insieme ad altri operai era impegnato ad installare un montacarichi. Il 118 ha trasportato il 72enne all’ospedale Vito Fazzi dove però è morto poco dopo. Sull’esatta dinamica dell’incidente la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta ma anche gli ispettori dello Spesal dell’Asl di Lecce hanno avviato una indagine per accertare contratti e norme di sicurezza sul lavoro. Intanto, durissime le prese di posizione dei sindacati. È la terza vittima, come spiegato in una nota della Cgil, che si registra in provincia di Lecce nel giro di 50 giorni. Ma le cronache hanno evidenziato almeno altri tre incidenti gravi nello stesso periodo.

Tanti i messaggi di cordoglio per la morte dell’uomo, non manca lo sfogo dell’ex vicesindaco di Avetrana, Alessandro Scarciglia: “A 72 anni avrebbe dovuto godersi la pensione, giocare con i nipoti e farsi qualche passeggiata con la propria moglie. Invece no! In Italia tutto questo non è possibile. Per sopravvivere, invece, nonostante l’età, era costretto a lavorare ancora.” Una presa di posizione analoga a quella dei segretari generali della Uil di Lecce e della Feneal-Uil di Lecce: “Le morti sul lavoro sono tutte inaccettabili, quella di un operaio edile di 72 anni che precipita da un’altezza di 4-5 metri fa ancora più rabbia. Come Uil del territorio non possiamo non gridare tutta la nostra indignazione per un’altra vita spezzata, per l’assurdità di finire uccisi nello svolgimento del proprio lavoro, un lavoro pesante a un’età decisamente inadatta”. In conclusione la segretaria generale della Cgil Lecce, Valentina Fragassi, afferma: “Piangere la morte di un pensionato sul luogo di lavoro deve far riflettere sulla condizione degli anziani che raggiungono l’età per ottenere l’assegno previdenziale. Si pone una questione di vera e propria sopravvivenza per chi arriva alla pensione dopo 40 anni di duro lavoro e di colpo si ritrova a fare i conti con lo stato di bisogno. Molti pensionati sono quasi costretti a ricorrere a lavori extra, spesso di fortuna”

 

 

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