Lisa muore sotto i ferri a 17 anni. Il Bambin Gesù ha fatto sparire la cartella clinica più importante, dice la famiglia

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Tre medici del Bambin Gesù sono stati indagati per la morte di Lisa Federico, la 17enne deceduta in seguito ad un intervento andato male.

Una tragedia, quella avvenuta nel novembre del 2020, che secondo la procura di piazzale Clodio si sarebbe potuta evitare se i medici che si occupavano della giovane Lisa avessero agito correttamente.

Ospedale Bambin Gesù Roma ANSA/DANILO SCHIAVELLA

Lisa, figlia di un dirigente dell’Istituto superiore di Sanità e della soprintendente Margherita Eichberg, era morta a novembre del 2020. Figlia adottiva adorata dalla famiglia aveva appena 17 anni ed era in lista per una donazione di midollo che poi era stata trovata. Dopo l’intervento però il quadro clinico sarebbe precipitato. E i genitori erano stati costretti a pubblicare sui social un post che mai avrebbero voluto scrivere: “La nostra stella è tornata in cielo. Ci ha regalato dodici anni di gioia. La vita è dura… e inspiegabile. Cercheremo di farci accompagnare dal ricordo della tua incontenibile gaiezza. Mamma, papà e Bogdan”. A settembre 2021 il papà di Lisa aveva denunciato la scomparsa della cartella clinica della figlia. Una delle tre cartelle, quella più importante a suo dire, 900 pagine di dati clinici e analisi, non c’era più. Secondo l’uomo, un modo per nascondere qualcosa in vista di un’azione giudiziaria per far luce sulla morte della ragazza. Il Bambino Gesù, tuttavia, respinse ogni accusa, sostenendo che tutte le cartelle cliniche della ragazza sono state consegnate alla famiglia tra novembre e dicembre 2020.

Per questo c’è  il nome di tre medici iscritti sul registro degli indagati. Si tratta di tre dottori dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù: Pietro MerliRita Maria Pinto e Giovanna Leone, ai quali il pm Pietro Pollidori e l’aggiunto Sergio Colaiocco contestano il reato di omicidio colposo. Un’accusa mossa in seguito alla consulenza del perito nominato dalla procura di Roma. Adesso le indagini dei pm di Roma sono concluse. E i tre dottori rischiano di finire a processo. Un risultato che ovviamente non soddisfa il legale della difesa, Gaetano Scalise: “L’avviso di conclusione delle indagini è frutto di una consulenza del pm tecnicamente errata – spiega il penalista -. Speriamo che al più presto venga nominato un collegio di periti che possa valutare i fatti correttamente. I medici hanno agito in modo assolutamente corretto seguendo tutte le linee guida”.

 

 

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