Asti, prelievo dal conto corrente di una zia 90 enne. Ma le era cadavere in casa da giorni

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Alessandria Oggi

Un uomo per mesi ha vissuto con il cadavere della zia in casa coprendo l’odore con diversi stratagemmi. Diceva di non avere i soldi necessari a celebrare i funerali.

Non è la prima volta che accade e, purtroppo, forse non sarà neppure l’ultima che qualcuno nasconde un cadavere per continuare ad incassare la pensione. Qualche giorno fa ad essere scoperta è stata Giovanna Di Taranto, un’anziana residente a Treviso che per nove mesi ha tenuto nascosto il corpo senza vita del figlio disabile.

Ansa/Jessica Pasqualon/Archivio

Questa volta, invece, è stata la volta di  Gianfranco Alasia, un uomo di Asti,  che per oltre sei mesi ha tenuto nascosto in casa il cadavere della zia continuando ad incassarne la pensione. Alasia è stato condannato  per truffa ai danni dell’Inps a 2 anni e 600 euro di multa. La zia,  Luigia Laferrere di 90 anni, era morta per cause naturali. Il nipote, come nulla fosse, ha continuato per mesi ad agire indisturbato continuando a fare prelievi con il bancomat dal  conto corrente della defunta sul quale veniva regolarmente versata la pensione. Il pm Laura Deodato, al termine della requisitoria ha sottolineato che, oltre alla truffa aggravata a carico dell’Inps, ciò che, soprattutto, fa inorridire è il vilipendio di un cadavere in un ambito familiare. L’uomo non si è fatto scrupoli di approfittare della morte dell’anziana zia per farsi i suoi comodi e vivere a spese dello Stato. Alasia, per non farsi scoprire, aveva riempito l’appartamento di profumatori in modo che nessuno potesse sentire il fetore che il cadavere della 90enne emanava. A tutti aveva detto di non avere i soldi per celebrare i funerali, cosa non vera. Il condannato aveva già 24 precedenti penali in ogni genere: condotte di simulazione di reato, associazione a delinquere su leggi finanziarie, bancarotta fraudolenta, frode processuale. Tuttora ha società attive. In un primo momento ha cercato di difendersi sostenendo di aver tenuto il cadavere in casa per questioni affettive. Peccato che, assieme al corpo della defunta, si fosse tenuto anche il suo bancomat.

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