Giulia, la donna di Genova che ha perso la testa: ha ucciso un bambino di tre anni e un’ex bidell

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fanpage

Quello che ha fatto Giulia Stanganini ha dell’incredibile: nel giro di pochi mesi due efferati omicidi. Uno del figlio.

Siamo tristemente abituati a leggere, tra le pagine della cronaca nera, storie di genitori che uccidono i figli. Basti pensare a Alexandro Riccio che ha ammazzato il bimbo di 5 anni dopo una lite con la moglie. Quello che ha commesso Giulia Stanganini, 38enne di Genova, è ancora più incredibile.

La donna nel novembre del 2019 uccise il figlio Adam, un bimbo di tre anni, perché era stanca di sentirlo piangere. Ciò che rende la vicenda davvero inquietante è che la donna, nei giorni precedenti, avesse fatto ricerche su internet circa i metodi migliori per togliere la vita ai propri figli senza farsi scoprire. Analizzando le ricerche fatte online dalla Stanganini, gli investigatori avevano trovato frasi come “madri che uccidono i figli” e “come uccidere un bambino”. Il piccolo sarebbe stato poi soffocato dalla madre probabilmente con un cuscino. Ma la vicenda non terminò qui: a distanza di cinque mesi, la 38enne eliminò anche la propria madre, Loredana Stupazzoni, 63 anni ex bidella. Quest’ultima aveva accolto in casa la figlia dopo la morte del nipotino ignara che fosse stata proprio Giulia ad uccidere il piccolo. Tuttavia, con il passare del tempo, aveva iniziato a nutrire sospetti. Infatti, durante il breve periodo di convivenza, frequenti erano stati i litigi tra madre e figlia e almeno per tre volte, la 63enne aveva chiamato il 112 per chiedere aiuto e in un’occasione si era rifugiata dall’ex marito.

Ora Giulia Stanganini è stata condannata all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Genova. Una sentenza anche più pesante rispetto alla richiesta dei pubblici ministeri Sabrina Monteverde e Stefano Puppo i quali si sarebbero accontentati di una condanna a 30 anni per la 38enne. Ciò che stupisce è che, nonostante le sopracitate ricerche su Internet su come ammazzare il figlio, i pm non hanno contestato la premeditazione. Questo – hanno spiegato – perché le ricerche risalivano a un mese prima della morte del piccolo. La donna, dunque, è stata condannata per duplice omicidio, distruzione e occultamento di cadavere, maltrattamenti e utilizzo fraudolento del bancomat della madre. Ma nessuna premeditazione per i giudici. Le indagini della squadra mobile erano partite il 24 aprile del 2020, quando la Stanganini era andata in Questura spiegando di aver fatto a pezzi il corpo della madre. La donna era stata trovata qualche giorno prima impiccata nell’abitazione che le due donne condividevano in via Bertuccioni, a Marassi. La Polizia l’aveva arrestata per aver smembrato il cadavere e indagata per omicidio. Neanche un anno dopo, in carcere le era stata notificata una nuova ordinanza di custodia, con l’accusa di aver assassinato il figlio Adam il 22 novembre 2019 nella loro casa di via Berghini, a San Fruttuoso. Sarebbe stata la stessa donna ad essersi incastrata confessando l’omicidio del bambino a una compagna di cella.

 

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